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La presidenza tunisina e lo scandalo del “libro nero”

Zoom 27 dic presidenza tunisia libro neroDi Diana Moukalled. Asharq al-Awsat (25/12/2013). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

La presidenza tunisina non ha retto molto: poche settimane dopo la pubblicazione del “libro nero”, contenente una lista di giornalisti e organizzazioni mediatiche che servivano sotto il regime Ben Ali, l’attuale presidente ha annunciato che avrebbe iniziato un’indagine per scoprire come quella lista fosse “trapelata” alla stampa.

Questa inversione di rotta appare sospetta, dal momento che la presidenza, dopo aver dato la notizia alla stampa, ora dichiara che comincerà un’indagine su come l’informazione si stata fatta apparentemente trapelare.

Lo scandalo del “libro nero” ha attirato molta attenzione anche al di fuori del Paese, con i media del mondo arabo e di quello occidentale che ispezionavano la lista per vedere chi comprendesse – e in alcuni casi, per vedere quanto avessero ricevuto per i loro sforzi, specialmente considerando che la maggior parte di coloro che erano sulla lista lavorano ancora per l’industria mediatica tunisina.

Ad ogni modo, annunciare l’inizio di un’indagine su come la notizia della lista sia trapelata non crea meno problemi o meno confusione della pubblicazione della lista stessa.

Vero è che la lista rivela l’entità della propaganda del regime Ben Ali, così come il coinvolgimento di diverse figure mediatiche provenienti dal mondo arabo e occidentale oltre a quelle tunisine. Tuttavia, il fatto è che la lista, pubblicata per condannare simbolicamente l’ex regime, non colpisce nel segno. La presidenza ha annunciato che i media sono stati complici e promotori del vecchio regime, ma non ha aspettato che la riforma del sistema giudiziario fosse completa per rilasciare tali rivelazioni e processare i colpevoli. Inoltre, invece di indagare sulla corruzione che ancora affligge il Paese e condannare chi ne trae beneficio, l’attuale presidenza si è buttata sui media, una mossa pensata per allontanarsi dalla sua stessa complicità nella situazione odierna concentrando la colpa su qualcun altro.

Con questo non intendo che le personalità mediatiche che hanno collaborato con l’ex regime, scegliendo di ignorare i suoi crimini, non vadano stanate. Tuttavia, se l’attuale amministrazione vuole mettere sotto processo il vecchio regime e i suoi complici, anche simbolicamente, deve prima considerare le sue priorità: le istituzioni incaricate di amministrare la giustizia nel corso di questi processi e i meccanismi da essa usati devono essere totalmente trasparenti e giusti.

Pare questo sia semplicemente impossibile nella situazione attuale. Oggi in Tunisia giornalisti e blogger vengono ancora messi in prigione e le forze di sicurezza agiscono ancora in modo arbitrario. Quando il presidente Moncef Marzouki ha annunciato che avrebbe iniziato un’indagine su come la notizia del “libro nero” fosse trapelata, le reazioni dei media tunisini sono state molto critiche. La presidenza verrà danneggiata più di chiunque altro dalla sua stessa follia.

Ecco allora i media che il presidente cerca di mettere sotto processo: quelli che lo criticano aspramente.

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Roberta Papaleo

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