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La penna tagliente di Sonallah Ibrahim

sonallah ibrahim
Dal blog Mille e una pagina di Claudia Negrini

Sonallah Ibrahim è uno dei grandi nomi della letteratura araba contemporanea. Un personaggio scomodo, che per le sue idee politiche comuniste è stato incarcerato per 6 anni nel 1959.

Devo confessare, però, che anche per me è stato una spina nel fianco e vi spiego subito perché. Sto frequentando un Master in traduzione dall’arabo e per esercitarci avevamo da tradurre alcune pagine tratte da “Le stagioni di Zhat” (pubblicato in italiano da Calabuig nel 2015, tradotto da Elisabetta Bartuli).

Evidentemente non ero preparata. È stata una carneficina. La sintassi di Sonallah Ibrahim è così magistrale, le frasi così intricate tra loro che mi ha fatto veramente impazzire. La traduzione italiana, vi assicuro, è all’altezza dell’originale ed è riuscita a mantenere le frasi ingarbugliate e la miriade di riferimenti culturali di cui il romanzo è costellato. Come potete ben capire, quindi, la mia è diventata una crociata personale e ora ne parlo a voi anche per esorcizzarlo.

Nato al Cairo nel 1937, fa parte della generazione di scrittori degli anni ’60, di cui è un membro di spicco sia per l’impegno politico sia per le innovazioni narrative. Gli studi di cinema, per esempio, ma anche il giornalismo, influenzano tantissimo la sua produzione che comprende articoli, racconti, romanzi e anche libri per bambini.

La sua scrittura è affascinante, travolgente e ironicamente pungente. Non risparmia niente e nessuno e prende di mira qualsiasi ideologia, ma anche la società e i media.

Lo scrittore egiziano spesso utilizza un narratore in prima persona e racconta anche eventi autobiografici facendo cadere in tentazione il lettore, indotto a identificare autore e narratore.

Ama mescolare finzione e realtà, facendo un collage sorprendentemente armonico tra le due. Ora vi spiego dandovi degli esempi. “Le stagioni di Zhat” racconta la vita di Zhat, appunto, una donna sempliciotta, un’anti-eroina egiziana. Per contestualizzare ancora di più le sue disavventure, il romanzo è visivamente inframezzato da piccoli articoletti originali di giornali dell’epoca, prendendo così spunto per raccontare le ripercussioni della Storia sulla vita quotidiana. Racconta l’Egitto degli egiziani, alienati dalla continua tensione a cui li sottopone la società stessa.


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