I Blog di Arabpress Letteratura News Palestina

La Palestina contesa di Suad Amiry

Suad Amiry

di Federica Cocozziello Visconti

Leggere i libri di Suad Amiry emoziona come incontrare un’amica che non vediamo da tempo: sentiamo il desiderio di sederci su un divano accanto a lei, di guardarla negli occhi e confrontarci con i suoi racconti.

Come ogni volta, il thè è destinato a freddarsi ed i pasticcini a rimanere composti nel vassoio, perché tutta la nostra attenzione è catturata dalle sue storie e da quelle della Palestina, che ci avvolgono in un abbraccio ruvido di ardore, ironia ed impertinenza.

“Sharon e mia suocera” nasce da una necessità personale, è un diario di guerra scritto tra il 2001 ed il 2002 durante le invasioni di Ramallah da parte dell’esercito israeliano, “uno shawasher continuo, un disordine senza fine” in cui lei, i vicini, gli amici, suo marito e sua suocera sono costretti ad un balletto surreale di fughe rapide, rientri trafelati, sveglie notturne e traslochi improvvisati il cui ritmo è dettato dall’esercizio fiero, a volte ottuso fino alla comicità, di un controllo forzato, capillare e permanente.

La conversazione assume toni più esasperati con “Se questa è vita, dalla Palestina in tempo di occupazione”, in cui il tema dell’assedio diviene tangibile nella sua quotidiana presenza: o si firma, ad esempio, una dichiarazione anti-OLP o ci si condanna all’espulsione che “significa non rimettere mai più piede in Palestina”. L’alternativa è lasciare il paese prima di essere convocati dalle Autorità ma, anche in caso di sofferto ed antieroico cedimento, i tempi di attesa per la preziosa “hawiyyeh” (carta d’identità) possono essere logoranti, fino ai 7 o ai 14 anni, in cui si è costretti a vivere in una presunta quanto dubbia “illegalità”.

Con “Golda ha dormito qui”, ascoltiamo commossi la descrizione straziante della “più grande rapina immobiliare della storia moderna” a danno degli ottocentocinquantamila palestinesi che sono stati cacciati via dalle loro case, costretti a scappare sotto il fuoco ed i bombardamenti, per far spazio ad altrettanti israeliani.

“Anche se quella sera riuscii a non piangere, le mie lacrime e la mia voce mi tradiscono tutte le volte che cerco di raccontare questa storia”.


Emanuela Barbieri

1 Commento

Clicca qui per postare un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.