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La narrazione dell’odio sui social media

islamofobia

Odio e amore hanno da sempre veicolato i rapporti umani, trovando la loro narrazione nei comportamenti degli individui come dei popoli, nella loro storia e letteratura. Oggi tutto questo ha un altro modo di manifestarsi: il social network. Twitter, Instagram, Facebook, Youtube: mezzi estremamente potenti attraverso i quali i milioni di utenti attivi scambiano aggiornamenti, immagini e restano in contatto tra loro ovunque nel mondo. Si amano e si odiano.

All’interno di questo enorme spazio online, infatti, ci sono anche un numero crescente di comunità virtuali che creano veri e propri gruppi di odio che utilizzano queste piattaforme per condividere sentimenti violenti, islamofobi e razzisti, e creano un ambiente virtuale ostile.

Imran Awan, professore associato in Criminologia alla Birmingham City University, in un articolo pubblicato su Middle East Eye, analizza il ruolo dei crimini su base d’odio e islamofobia su Facebook. La ricerca ha posto in esame 100 diverse pagine di Facebook, post e commenti, trovando 494 casi specifici di discorsi di odio diretti contro le comunità musulmane.

Secondo Awan, i risultati hanno rivelato alcuni interessanti parallelismi, con una demonizzazione nei confronti dei musulmani e post degli utenti che manifestano atteggiamenti negativi, discriminazione, stereotipi, minacce fisiche e molestie on-line, fatto in grado di incitare al razzismo, all’odio religioso, o ad azioni violente in quanto denigra e intimidisce un individuo o un gruppo.

In particolare, ha evidenziato 5 tipi di riferimenti islamofobi ricorrenti che sono, in ordine di frequenza:

– Le donne musulmane sono una minaccia per la sicurezza;

– I musulmani dovrebbero essere deportati;

– I musulmani sono terroristi;

– Esiste una guerra tra musulmani e “noi”;

– I musulmani sono stupratori.

Come segnalato dal Guardian, Facebook, Twitter e Youtube hanno firmato il nuovo codice di condotta dell’Unione europea che impegna a rivedere e rimuovere discorsi di odio online da suoi siti europei entro le 24 ore.

In questo clima, è chiaramente importante monitorare le attività di questi gruppi d’odio, perché il materiale che pubblicano potenzialmente può avere un impatto dannoso sulla coesione della comunità all’interno della società. Spesso coloro che postano contenuti del genere, lo fanno abusando del concetto di libertà di parola e di espressione, dimenticando il diritto degli altri di essere liberi intimidazioni e insulti.

Una risposta a questi fanatismi arriva ancora dai social media, questa volta da Youtube, con un video diventato virale di Maroua Bekkouche, una Vlogger franco-algerina residente a Nizza. Con “Cher Monsieur Le Terrorist”, Maroua affronta l’islamofobia crescente e il legame irrazionale tra l’islam e ciò che sta accadendo nel mondo dalla Siria alla Francia, dalla Germania all’Iraq.

“Naturalmente non posso essere l’ambasciatore dell’Islam su Youtube e, credimi, non è il mio obiettivo. Ma quello che posso dire con certezza è che i valori che mi sono stati trasmessi da quando ero bambina fino ad ora non hanno assolutamente nulla a che fare con quello che si vede sui giornali, in televisione, o anche quello che si legge sui social media”, dice Maroua.


Emanuela Barbieri

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