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Tra la moschea in Quebec e il Louvre di Parigi

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Oggi nel mondo sono milioni le persone impegnate in guerre d'odio, si tratta di un fenomeno senza precedenti della nostra era e interessa tutte le società

Di Abdelrahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (06/02/2017). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Hassan Giullet, l’imam della moschea del Quebec, Canada, attaccata la scorsa settimana, durante i funerali delle tre vittime ha detto: “Abbiamo 17 orfani. Abbiamo 6 vedove. Abbiamo 5 feriti. Chiediamo a Dio di farli uscire dall’ospedale il prima possibile. Ho fatto la lista completa delle vittime? No, ce n’è un’altra. Nessuno di noi ne vuole parlare, ma vista la mia età, ho il coraggio di farlo. Alexandre Bissonnette, prima di essere un assassino, è stato una vittima a sua volta. Prima di piantare dei proiettili in testa alle sue vittime, qualcuno gli ha piantato delle idee che sono ben più pericolose dei proiettili”.

Quanto detto dall’imam Guillet è molto più importate dei dibattiti sul razzismo. È vero. Il mondo sta vivendo una crisi in cui ideologie malate sono riuscite a trascendere qualsiasi confine, lingua o valore sfruttando la tecnologia, gli sviluppi politici e il caos.

In Quebec, un solo uomo ha ucciso 6 fedeli, ma oggi nel mondo sono milioni le persone impegnate in guerre d’odio. Si tratta di un fenomeno senza precedenti della nostra era e interessa tutte le società. Qual è la differenze tra Alexandre e Abdullah al-Hamahmy, che è arrivato fino a Parigi con l’intento di attaccare e uccidere al museo del Louvre? Entrambi sono razzisti ed estremisti, ma sono anche vittime di questa era di odio e radicalismo. Un uomo è il prodotto del suo ambiente, o una sua vittima. Il mondo è contaminato da un atteggiamento negligente e sconsiderato nei confronti dell’estremismo in generale.

Come detto dall’imam Guillet, le idee piantate nelle teste di questi due uomini sono più pericolose di qualsiasi proiettile o crimine. L’ideologia estremista, al momento, è più dannosa di qualsiasi arma presente al mondo. Stiamo affrontando una situazione che non ha niente a che vedere con le guerre del passato.

La comunità internazionale è ancora confusa su come poter fermare il possibile conflitto tra nazioni e seguaci delle religioni. Allo stesso tempo, è preoccupata perché ogni parte accusa l’altra. Tutte le società stanno soffrendo di questa crisi. Basta guardare i buddisti in Birmania, i musulmani in Siria e in Iraq e i Cristiani in Occidente. Il fuoco dell’odio si sta diffondendo velocemente.

Prendiamo la posizione del neopresidente americano Trump: di certo, non possiamo accettare le sue decisioni se sono ostili ai musulmani o agli arabi o ad altre persone appartenenti a diverse religioni e razze. Tuttavia, finché la punizione di Washington si limiterà a Paesi con i quali non va d’accordo e finché si limiterà a Stati intaccati dalla guerra o la cui autorità è collassata, come la Siria e la Libia, non possiamo considerare queste decisioni come ostili o razziste.

Abdulrahman al-Rashed è ex caporedattore del quotidiano Asharq al-Awsat e ex direttore generale di Al-Arabiya.

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