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La lista nera degli Emirati

Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (17/11/2014). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi

Gli Emirati Arabi Uniti sono il secondo Paese arabo del Golfo, dopo l’Arabia Saudita, ad aver definito il movimento Houthi Ansar Allah come gruppo terrorista – un passo significativo, soprattutto in quanto riorganizza le relazioni in una regione dai cambiamenti politici pericolosi. Ansar Allah, infatti, è stato inserito nella lista nera perché riceve direttive dall’Iran e perché viene sfruttato per trascinare lo Stato yemenita nel mezzo di una guerra regionale.

Da sabato scorso, dunque, il movimento Houthi è uno degli 84 gruppi ufficialmente identificati come terroristi dagli Emirati. La lista include diverse formazioni estremiste sciite, come Hezbollah-Hijaz, Hezbollah-Golfo, l’organizzazione Badr e Asa’ib Ahl al-Haq in Iraq. Comprende inoltre organizzazioni sunnite come al-Qaeda, Daish (conosciuto in Occidente come ISIS), Harakat Ahrar ash-Sham in Siria, Ansar al-Sharia in Tunisia, Bait al-Maqdis, al-Gamaa al-Islamiyya e Ajnad Misr in Egitto e altri gruppi estremisti salafiti.

Mentre in passato i gruppi terroristi erano limitati ed avevano piattaforme ben definite, oggi, in seguito al caos regionale e alle guerre che infiammano un terzo dei Paesi arabi, sono aumentati e si somigliano tutti.

Le liste del terrore sono sempre esistite, tuttavia mantenerle riservate non è più politicamente utile e fare i nomi è diventato parte integrante della strategia d’assedio. Ad esempio, i sostenitori degli Houthi ora sanno che tra i loro rivali, oltre al debole governo di transizione yemenita, ci sono anche l’Arabia Saudita e gli Emirati, quindi devono scegliere da che parte stare.

La maggior parte delle obiezioni a questa lista del terrore sono venute dai Fratelli Musulmani, impegnati in una lotta contro gli Emirati per conto di altre fazioni. Le motivazioni addotte, tuttavia, si ritorcono facilmente contro di loro. Sostengono che Hezbollah non fa parte della lista ma ciò non è vero, in quanto il partito è stato bandito tempo fa. Hezbollah, inoltre, è un alleato di vecchia data dei Fratelli stessi. Contestano di essere un gruppo politico ed intellettuale che non può essere trattato al pari di Daish e al-Qaeda, eppure i fatti indicano che non esiteranno a far ricorso alla violenza per raggiungere i loro obiettivi. Lo dimostrano la situazione attuale in Egitto e la violenza di Hamas nei confronti di Fatah per il controllo di Gaza.

Ancora, nel Golfo i Fratelli Musulmani hanno incitato alla rivolta contro i governi locali, pensando di cavalcare l’onda di caos della primavera araba per arrivare al potere. Quando non ci sono riusciti, si sono alleati con i rivali stranieri di questi Paesi. Negli ultimi tre anni, i ruoli dell’ala politica e di quella militare della Fratellanza si sono confusi poiché hanno cominciato a lavorare fianco a fianco. Questo ha spinto Paesi come gli Emirati a considerare i Fratelli Musulmani addirittura più pericolosi di Daish.

In conclusione, in questa fase di caos fare chiarezza serve a tutti per capire cosa sta succedendo e per distinguere tra amici e nemici.

Abdulrahman al-Rashed, ex caporedattore di Asharq al-Awsat, è il direttore generale di Al-Arabiya.

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Cristina Gulfi

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