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La guerra contro lo Yemen e il coinvolgimento di tutto il mondo arabo

As-Safir (27/03/2015). Traduzione e sintesi di Carlo Boccaccino.

Aden Sana'a YemenUna nuova guerra nel mondo arabo. Una guerra che apre un nuovo fronte in una zona estremamente sensibile a livello sia regionale che internazionale. L’Arabia Saudita e una coalizione formata da altri nove paesi (Egitto, Giordania, Sudan, Pakistan, Marocco, Qatar, Bahrain, Emirati Arabi Uniti e Kuwait) hanno attaccato gli Houthi nello Yemen, che da due giorni è sotto il fuoco dell’operazione “Tempesta decisiva”. L’attacco è supportato anche da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Turchia. I preparativi di guerra sono iniziati a seguito dell’appello d’aiuto del presidente yemenita dimissionario ma riconosciuto internazionalmente, Abd Rabbo Mansur Hadi, al Consiglio di Cooperazione del Golfo. La richiesta è stata effettuata dopo che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si era rifiutato di intervenire per fermare l’espansione di Ansar Allah, ala armata degli Houthi, verso la città di Aden.

La situazione è nebulosa dato il silenzio mediatico e il fatto che ciò che sta accadendo in Yemen non è una semplice campagna militare contro gli Houthi, ma si preannuncia come una guerra totale e di lunga durata, complicata da una combinazione di fattori interni, regionali e internazionali, che rischiano di frammentare ulteriormente il mondo arabo. A livello interno la guerra saudita/araba arriva nel bel mezzo di una crisi politica che si è acuita col ritorno dello stesso Hadi. A luglio scorso, il presidente aveva cercato un accordo di riconciliazione tra le varie fazioni politiche. Ma da quel momento la crisi è solo peggiorata: si è passati dalla dichiarazione costituzionale annunciata da Ansar Allah alla dichiarazione di guerra.

A livello regionale, questa nuova guerra è inscritta all’interno di una guerra più vasta, combattuta tra dissidenti e governi locali supportati da forze internazionali e si verifica nel bel mezzo dello spostamento di Daesh (ISIS) dall’Iraq e dalla Siria verso la punta meridionale della penisola arabica. Sempre a livello regionale bisogna tener conto dell’improvvisa ostilità tra Stati del Golfo e Iran, dovuta ai negoziati nucleari. È stato infatti poco rimarcato il motivo più profondo che ha scatenato la guerra, ossia quello di voler evitare che l’Iran potesse esercitare un’influenza decisiva sulla regione, agendo per mano degli Houthi: gli Stati Uniti sono infatti stati i primi a supportare l’operazione. Israele anche ha avvallato l’operazione per paura che l’Iran potesse prendere il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb, danneggiando le navi israeliane e aumentando il suo potere negoziale sui progetti nucleari, mentre l’Egitto ha aderito all’operazione per salvaguardare i propri interessi, poiché con l’avvicinarsi degli Houthi allo stretto di Bab el-Mandeb la navigazione nel Mar Rosso è minacciata, e di conseguenza anche il traffico nel Canale di Suez.

A livello internazionale, la guerra contro lo Yemen avviene nel mezzo di due guerre che stanno impegnando l’Occidente: la prima è evidente ed è quella che vede coinvolto Daesh; la seconda è subdola e riguarda i mercati petroliferi, i cui timori sono legati principalmente alle condizioni di sicurezza relative allo stretto strategico di Bab el-Mandeb. Negli ultimi giorni Ansar Allah ha ottenuto significativi progressi in diversi punti strategici a sud, come dimostra il suo arrivo ad Aden e la conquista della base aerea di Anad, che gli ha permesso di avvicinarsi allo stretto. Essi non hanno incontrato particolare resistenza a causa dell’evidente frammentazione tra i ranghi dell’esercito e tra le forze armate. La coalizione ha risposto con raid aerei che prima di colpire i rifugi degli Houthi a Saada e a Ta’iz sud, hanno causato danni significativi nei quartieri della capitale, portando alla morte e al ferimento di decine di civili.

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Roberta Papaleo

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