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La fragilità della cultura democratica in Tunisia

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Nonostante le numerose conquiste, la Tunisia ha ancora di fonte a sé una lunga strada da percorrere per raggiungere una democrazia salda e forte

Di Mehdi Mabrouk. Al-Araby Al-Jadeed (08/01/2017). Traduzione e sintesi di Laura Cassata.

I media tunisini e i comportamenti adottati da alcuni leader e partiti politici forniscono argomenti interessanti sulla fragilità dell’esperienza democratica in Tunisia, una transizione che ha luogo tra molte difficoltà economiche e sociali.

L’eredità della tirannia, durata sei decenni e terminata con una rivoluzione che ha portato a esperimenti di pluralismo e libertà, potrebbe essere uno dei fattori che spiega tale fragilità. Nonostante siano ormai trascorsi sei anni dalla caduta del regime, nessuno può negare che i tunisini siano lontani da un regresso che potrebbe colpire ciò che hanno realizzato finora. Sicuramente, però, la cultura democratica, creatasi in questo breve periodo, non è solo una fragile apparenza costruita sullo zoccolo duro della tirannia sociale e politica. Alcuni fattori, come l’atrofia della cultura dei diritti e il disprezzo per la Costituzione, possono essere la chiave per comprendere i rischi che circondano l’esperimento della transizione democratica.

Un chiaro indicatore della fragilità della cultura democratica è la capacità dei media di manipolare l’opinione pubblica e di aizzare contro la democrazia stessa. Nello specifico si parla del tema del ritorno dei terroristi dalle zone di tensione. Alcuni politici propongono di abolire l’articolo che vieta di togliere la nazionalità ai cittadini tunisini che hanno commesso dei crimini e coloro i quali si appellano alla Costituzione e alle convenzioni internazionali vengono accusati, in un modo o nell’altro, di complicità con gli stessi terroristi.

Sembra che la Tunisia nei prossimi mesi sarà testimone di molti cambiamenti che metteranno a dura prova le capacità dell’élite politica, testando la saldezza della cultura democratica, minacciata dai cambiamenti geopolitici che l’intera regione vive: la questione siriana, l’isolamento della Turchia e il riavvicinamento alla Russia, l’ascesa di Trump.

Il declino della democrazia potrebbe mietere più di una vittima, ma la vera paura è che la vera vittima sarà il movimento Ennahda. Difatti, è in atto un’ampia campagna mediatica per cercare le prove del suo coinvolgimento nei fallimenti della fase precedente, tra cui lo spostamento di molti giovani nelle zone di tensione. Se la gente chiede un processo per i terroristi, i mezzi di comunicazione e la politica vogliono un processo per Ennahda, nella speranza di sbarazzarsi di un avversario politico che non riescono a superare con i meccanismi della competizione democratica.

Indipendentemente da come finirà lo scontro tra i modernisti e Ennahda, la prossima battaglia sarà priva di qualsiasi regola democratica, poiché tali valori, sino a questo momento, sono ancora fragili nella cultura politica tunisina.

Mehdi Mabrouk è un professore universitario, è stato ministro della cultura in Tunisia tra il 2012 e il 2013.

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