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La divisione della Siria con la politica dello status quo

Siria
Ciò che sta avvenendo in Siria e intorno ad essa in questi giorni ci porta a riconsiderare i piani di divisione nell’ambito della corsa sfrenata tra le parti coinvolte

Di Osman Mirghani. Asharq al-Awsat (29/06/2017). Traduzione e sintesi di Flaminia Munafò.

I timori della divisione nell’ambito della crisi siriana persistono dal momento in cui questa si è trasformata in una guerra interna dalle dimensioni regionali ed internazionali, ed è vero che il Paese sembrava diviso di fatto da diversi anni, con regioni spezzettate sotto il controllo delle diverse parti: i fatti e i movimenti dell’ultimo periodo, però, hanno dato l’impressione che gli attori internazionali e regionali siano diretti verso una processo che condurrà o alla divisione o alla permanenza della Siria in una situazione di rottura e lotte interne che coinvolgerà tutte le parti nei prossimi anni.

Gli sviluppi più interessanti degli ultimi tempi riguardano la corsa sfrenata per il controllo della regione al confine tra Siria e Iraq, da un lato tra le forze del regime siriano e l’Iran coi suoi alleati, e dall’altro tra l’America e le fazioni dell’opposizione. Il progetto iraniano consiste nel trovare un passaggio che colleghi i suoi confini attraverso l’Iraq fino alle zone costiere della Siria: questo corridoio equivale ad un’apertura per i rifornimenti dall’Iran alla Siria, utilizzabile anche in seguito come linea di passaggio per Hezbollah in Libano.

Sul fronte siriano, l’Iran ha investito molto nell’appoggio al regime di Assad, e ha lavorato con Hezbollah per costruire e formare truppe in Siria sull’esempio della Mobilitazione Popolare in Iraq: quando è iniziata la battaglia per la liberazione di Mosul, infatti, il movimento è partito verso la regione al confine con la Siria per incontrarsi con le truppe del regime e i suoi alleati iraniani, Hezbollah e i combattenti locali. Questo passo è stato importante per gettare le basi del progetto iraniano del corridoio, sebbene tale incontro simbolico non sia passato inosservato: da qui, infatti, si è dato il via ad una serie di attriti con l’opposizione, sostenuta da Washington, e le truppe americane hanno bombardato quelle del regime e dei suoi alleati con la scusa di impedire qualsiasi avvicinamento alla base esecutiva utilizzata dalle truppe speciali americane per contrastare il diffondersi di Daesh (ISIS) dall’Iraq alla Siria.

Senza dubbio Washington vuole impedire l’apertura del corridoio, tenendo in conto che anche Israele osserva gli avvenimenti con preoccupazione, al punto che negli ultimi giorni ha intensificato i bombardamenti sui siti delle truppe siriane vicino alla zona del Golan. Anche la Giordania controlla ciò che avviene nella regione al confine con l’Iraq e nella provincia di Dar’a nel Sud: cosa sta avvenendo in questi territori è strettamente collegato con quanto succede a Raqqa e al sostegno USA alle truppe delle Forze Democratiche Siriane (FDS).

La Turchia ha espresso la sua forte preoccupazione sulla fornitura d’armi ai curdi siriani da parte degli USA, e ha affermato che se mai intervenisse per impedire l’espansione curda nel nord della Siria, invierebbe delle truppe per evitare che le Unità di Protezione Popolare curde si diffondano nel territorio; mentre Erdogan ha accusato i suoi alleati occidentali di praticare giochetti, il suo governo afferma di aver ricevuto conferme da Washington sul ritiro delle armi prodotte dai curdi dopo la battaglia di Raqqa: due giorni fa il ministro della difesa americano ha gettato acqua sul fuoco precisando che continuerebbe ad armare le Unità di Protezione del Popolo curdo-siriane anche dopo la ripresa di Raqqa dalla morsa di Daesh.

Il messaggio da tutte le parti è che la Siria è ancora molto lontana da una de-escalation: sia che entri in una nuova fase di conflitto per convincere le sfere di influenza, sia che si diriga verso un nuovo ampliamento, nella pratica equivale ad una divisione con la politica dello status quo.

Osman Mirghani è l’ex vice-redattore e senior editor di Asharq al-Awsat.

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