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La diplomazia di abbattere gli aerei in Siria

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Mentre le operazioni di guerra continuano ad invadere lo spazio aereo e terrestre in Siria, una tregua a lungo termine tarda ad arrivare.

 Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (12/02/2018). Traduzione e sintesi di Marianna Barberio.

In meno di due settimane lo spazio aereo siriano è stato al centro di diversi scontri. I combattenti siriani hanno abbattutto un aereo russo, i curdi un elicottero turco ad Afrin e infine gli iraniani hanno fatto precipitare due caccia israeliani. Cosa c’è ancora da aspettarsi?

Ad oggi, sono tre le potenze che si confrontano in Siria. Gli Stati Uniti contro i russi, gli israeliani contro gli iraniani e le milizie del Partito di Hezbollah contro l’Esercito Libero Siriano e altri gruppi. Di queste, la possibilità di uno scontro tra Israele e Iran rimane la più importante. È probabile che gli ultimi eventi abbiano cambiato le regole di coinvolgimento nel territorio siriano tanto da spingere Israele ad attaccare e uccidere direttamente gli iraniani mentre prima aveva agito per sanzioni contro le milizie di Hezbollah e altre fazioni.

La risposta israeliana è giunta dopo che un drone iraniano ha invaso il suo spazio aereo. Israele ha così bombardato le basi della Guardia Rivoluzionaria Iraniana la quale, a sua volta, ha osato abbattere i due caccia israeliani.

Washington ha negato di essere a conoscenza degli attacchi sferrati dagli alleati così come Mosca ha negato qualsiasi responsabilità nell’abbattimento dei due aerei israeliani. Si è creato quindi un movimento diplomatico a porte chiuse tra Washington, Mosca, Israele e Iran che tenta di regolare la disputa e ridisegnare le regole di coinvolgimento per evitare un più ampio scontro militare e di giungere ad un confronto diretto tra Israele e Iran.

È risaputo che l’Iran sia più debole militarmente rispetto ad Israele e che non possa vincere; tuttavia, è in grado di danneggiare il suo rivale grazie ad un esercito formato da reclute straniere (di cui si stima ne facciano parte più di cinquantamila provenienti dal Libano, Iraq, Afghanistan e altri Paesi) pronte ad intervenire.

Israele come la Turchia ha tardato la sua invasione ed è rimasta a guardare la guerra civile da lontano sperando che questa stia prosciugando i suoi nemici. Sempre al pari della Turchia, Israele ha lasciato che l’Iran ampliasse le sue operazioni, creasse le sue basi militari e diffondesse le sue milizie sfruttando la copertura russa. Ora tanto la Turchia quanto Israele lamentano che la guerra sia divenuta una minaccia alla loro sicurezza e stabilità.

Non vediamo nessuna possibilità di tregua in Siria. Anzi, quel che ne segue è uno scontro tra grandi e medie potenze, dove tutti negano il proprio coinvolgimento, ma la verità è un’altra. Tutti sono complici della guerra e questo è un capitolo importante che può seppellire il piano Sochi.

La soluzione per la Siria è la cacciata delle forze e delle milizie iraniane e la messa in atto di una soluzione politica che venga accettata da ambo le parti in guerra.

Abdulrahman al-Rashed è ex caporedattore del quotidiano Asharq al-Awsat e ex direttore generale del canale al-Arabiya.

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