Iran Zoom

La dimensione di genere del nucleare iraniano

Di Maysam Behravesh. Your Middle East (11/06/2015). Traduzione e sintesi di Ismahan Hassen.

Uno dei concetti chiave utilizzati per inquadrare il programma nucleare iraniano è “namous”. Promosso principalmente dagli estremisti o dai conservatori della Repubblica islamica, namous è un termine di origine greca che, in uso popolare iraniano, si riferisce al lato femminile in una relazione affettiva o familiare e generalmente considerato come un fattore di onore. Considerato in questo modo, qualunque violazione del namous provoca la violenza maschile con il fine ultimo di preservare appunto l’onore.

Inquadrato in questo senso, il progetto nucleare iraniano, in termini di namous, aiuta a costruire un alone di sacralità e di inviolabilità intorno ad esso, il che significa che qualsiasi profanazione di esso da parte di estranei, può suscitare un’azione radicale in risposta.

Strettamente collegate al concetto di namous, sono altre due parole molto chiare dal punto di vista di genere, che spesso emergono nei dibattiti nucleari d’élite all’interno dell’Iran: “Harim” (luogo sacro) e “gheirat” (coraggio morale, virile). Viste da una prospettiva di genere e immesse nel contesto del discorso nucleare iraniano, i siti militari sono nodi del potere nazionale e la potenza che essi costituiscono è quindi parte integrante del harim della nazione. Questa concezione, motiva molti dei discorsi del leader supremo, l’Ayatollah Khamenei, che esclude qualsiasi permesso per le ispezioni da parte di stranieri ai siti militari così come le interviste agli scienziati nucleari iraniani.

Pertinente a questa tutela dei luoghi sacri nazionale e alla loro protezione, il gheirat, inteso come coraggio morale, virile e (all’occorrenza) religioso, è rivolto al namous e al harim per far loro da guardia contro le sofisticazioni esterne. Proprio salvaguardando l’onore, si da la prova stessa di aver gheirat poiché coloro che non riescono a farlo, sono accusati di “pofyouzi” (uomo di facili e disonorevoli costumi), caratteristica di un uomo privo di gheirat.

All’interno delle contrattazioni sul nucleare iraniano, anche la flessibilità (“narmesh”) e il compromesso (“sazesh”), vengono percepite come caratteristiche femminili, che devono essere esercitate, al fine di compensare la mascolinità dominante.

Questi discorsi di genere, di potere, o più specificamente, di “maschilità egemone”, non sono limitati  ai soli conservatori iraniani, ma sono stati utilizzati, anche se in modo più sottile e velato, anche molti moderati, tra cui lo stesso Presidente Rouhani.

È giusto, quindi, concludere che per molti nel corpo politico iraniano, la “nuclearità” nazionale passa come sinonimo di mascolinità, mentre la “denuclearizzazione” come evirazione.

La rilevanza politica di tutto ciò sta nel fatto che, considerando la dignità nucleare iraniana come “un affare tra uomini”, i negoziatori occidentali devono comprendere bene tutte le sfumature della questione, al fine di non utilizzare nei colloqui un sistema di riferimento che potrebbe minare questo particolare tipo di identità.

Maysam Behravesh è un dottore di ricerca in Scienze Politiche presso l’Università di Lund, in Svezia, nonché Assistente di Redazione della rivista Cooperation and Conflict.

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I punti di vista e le opinioni espressi in questa pubblicazione sono di esclusiva responsabilità degli autori e non riflettono necessariamente il punto di vista di Arabpress.eu

Roberta Papaleo

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