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“La curiosità del gatto” e il sogno di un nuovo Egitto. Intervista alla scrittrice egiziana Ghada Abdel Aal

Intervista di Katia Cerratti

Dopo il successo di “Che il velo sia da sposa” del 2009, la blogger e scrittrice egiziana Ghada Abdel Aal, torna con un nuovo libro,  فضول القطة“Fodool al-qotta La curiosità del gatto, uscito in Egitto nel gennaio scorso e già amatissimo dal pubblico egiziano. Il titolo potrebbe far pensare a una storia sui gatti e invece tocca un tema molto delicato, quello della condizione femminile in Egitto.

La trentenne farmacista ha infatti raccolto, con l’ironia che la caratterizza, una serie di suoi articoli già usciti su varie riviste e ne ha fatto un libro che ha spopolato all’ultima fiera del libro del Cairo. Ma dal 2009 ad oggi, Ghada è molto cambiata, ha vissuto le turbolenze politiche dell’Egitto degli ultimi anni, ha condiviso le sofferenze dei ragazzi di Piazza Tahrir e ha preso coscienza di quanto stia diventando sempre più difficile nel suo paese esprimersi liberamente. Ha fatto inoltre una scelta coraggiosa e consapevole, frutto di un percorso profondo che2014-04-13-sodobna-egipčanska-proza-ii-ghada-abdel-aal-26228 l’ha portata a riflettere su quanto ci sia di Islam nell’uso del velo e a giungere alla conclusione che non vi è  nulla. E così, quella ragazza velata che avevamo incontrato sette anni fa in una libreria di Roma in occasione della presentazione del suo primo libro, la ritroviamo oggi senza velo e sempre più determinata a riscattare i diritti delle donne nel suo paese. Pochi giorni fa ci ha rilasciato questa intervista.

 

Dopo 7 anni presenti un nuovo libro, da tempo atteso dal tuo pubblico. Cosa ti ha spinto a scriverlo e perché hai scelto un titolo così singolare?

In realtà non ho deciso di aspettare tutti questi anni, solo che tra i disordini politici che hanno attraversato l’Egitto negli ultimi 5 anni, è stato davvero difficile concentrarsi a scrivere libri, quando ogni giorno qualcosa di fondamentale per il futuro del paese ti costringe a seguire gli eventi sul bordo di una sedia. Quest’anno ho avuto l’offerta di raccogliere alcuni dei miei articoli in questo libro e ho pensato che fosse una buona idea, scrivo articoli settimanali a partire dal 2008, molti di questi sono sulle donne e sul loro stato sociale nella società e sulla società in generale nel corso degli ultimi 5 anni. Era giunto il momento di pubblicarli in un libro e il titolo è quello di uno di questi articoli che parlano della curiosità dei followers dei social media al giorno d’oggi e di come la loro eterna curiosità potrebbe avere un esito pericoloso.


E’un libro sulla libertà delle donne nella società vista da una prospettiva diversa. Puoi descriverci questa prospettiva?

Scrivere dei problemi delle donne e del loro status nella soccopertina ghada una pagina solaietà egiziana è la mia passione, l’ho fatto nel mio primo libro e in questo secondo libro lo faccio da un altro punto di vista, più serio. Dal mio primo libro sono cresciuta molto e penso di aver acquisito esperienza, come mostrano questi articoli, ora non scrivo soltanto degli ostacoli sociali di fronte alle donne, ma anche degli ostacoli che alcune donne creano di  fronte a sé stesse.

Il tuo libro è uscito da poche settimane ed è già in successo. Anche Che il velo sia da sposa lo è stato”. C’è un legame, una continuità tra i due lavori?

Naturalmente ho lettori fedeli che stavano aspettando il mio nuovo libro e anche il soggetto, il commento sociale è molto piacevole per molti lettori di oggi, abbiamo pensato che la rivoluzione avrebbe cambiato molti aspetti della nostra vita, ma non lo ha fatto e siamo arrabbiati per questo, ecco perché abbiamo bisogno di più critica sociale, forse contribuirà a incoraggiare la gente a fare qualche cambiamento sociale nella vita.

Avevi il velo quando ti ho incontrato a Roma sette anni fa, in occasione della presentazione del tuo primo libro “Che il velo sa da sposa”. Oggi non lo indossi più. Come mai questa scelta?

Ho pensato molto al velo, ho letto tanto sul tema, dal 2009 e forse anche prima, l’anno scorso ho deciso che non volevo indossarlo più, anche se lo avevo messo per 20 anni. Ora, credo in realtà non sia parte dell’Islam, ma rispetto ancora la libertà di ogni donna che desidera iniziare o continuare a indossarlo.

Uno scrittore ha un peso di rilievo nella società, in un certo senso ne è lo specchio e con la sua penna può contribuire a smuovere le coscienze. Fino a che punto ti senti libera di poter esprimere quello che pensi quando scrivi?

Sta diventando sempre più difficile, sento che ogni giorno che passa la libertà di parola diventa sempre meno tollerata in Egitto.

Che idea ti sei fatta sul caso di Giulio Regeni ?

Credo che ciò che è successo a Giulio Regeni, succeda agli Egiziani ogni giorno, viviamo in un’epoca molto pericolosa ora, mi rattrista molto che una cosa così orribile sia accaduta a un giovane così buono e ambizioso come Giulio, almeno la sua morte farà luce su ciò che sta accadendo in Egitto in questo momento e penso che proverebbe sollievo nell’aver avuto un ruolo anche dopo la morte!

Dalle dimissioni di Mubarak a oggi, quanto e come è cambiato l’Egitto?

Non è cambiato tanto quanto avevamo sperato, ma almeno ora possiamo ricordare il tempo in cui eravamo uniti e forti e sperare di trovare di nuovo questo momento di forza e di unità.

In una nostra precedente  intervista avevi concluso affermando che il futuro in Egitto è donna”. Ne sei ancora convinta?

Beh, se ci avessero dato la possibilità, avremmo potuto cambiare faccia a questa nazione e un giorno lo faremo di sicuro, abbiamo soltanto bisogno di trovare fiducia in noi stesse, comprendere i nostri diritti e doveri e poi, nessuno ci potrà fermare.

 

 

 

 

 


Katia Cerratti

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