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La cultura della differenza e la differenza delle culture

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Di Sultan al-Hijar. Elaph (18/02/2016). Traduzione e sintesi di Irene Capiferri.

L’assenza di dialogo tra le diverse parti della società causa alienazione e rifiuto dell’altro. Dialogare significa scambiare opinioni, ascoltare e comprendere l’altro, rispettandone il punto di vista diverso dal proprio e beneficiando delle idee che possono derivare dal confronto. Tutto questo potrebbe favorire una cultura della differenza che manca alla nostra società, la quale ormai conosce solo un “dialogo tra sordi”, al punto che gli intellettuali non sono più tanto diversi dagli illetterati, incapaci di rispettare le opinioni altrui, e affrontare il confronto con atteggiamento costruttivo.

Sono ormai i pettegolezzi a guidare la nave del dialogo, alla deriva tra le idee che si infrangono contro di essa; nessuno pensa di affidarsi alla ragione per salvarla, poiché tutti sono occupati piuttosto a criticare. È ciò che accade nella maggior parte dei nostri paesi arabi, dove l’intellettuale oggi non si preoccupa del bene della patria, ma è diventato colui che prevale gridando, senza comprendere né invitare al ragionamento logico: così il ruolo dell’intellettuale è regredito, a causa del fallimento nel persuadere la società con idee costruttive disinteressate.

Come prova di ciò, è sufficiente, per esempio, visitare i social network Facebook e Twitter, su cui molti pseudo-intellettuali vorrebbero guidare la società senza averne gli strumenti culturali e le capacità intellettuali, e guai a chi non è d’accordo con loro: riceverà insulti e maledizioni, come se l’educazione fosse stata rimpiazzata da maleducazione e insolenza. Non bisogna stupirsi alla vista di interi popoli che scatenano su Twitter una guerra di parole basata sulla mancanza di educazione e di modestia; sembra che queste piattaforme si siano trasformate in “bagni pubblici”, in cui non vi è rispetto per le opinioni altrui e si fanno valere le proprie con odio e ostilità.

Ad esempio in Egitto, se si critica il governo si viene considerati affiliato ai Fratelli Musulmani e traditore della patria, ma se lo si elogia e approva, allora si è nemici della democrazia e della libertà. Finché il popolo risulta diviso in due fazioni, che hanno in comune un atteggiamento di odio e rabbia, cosa che si riflette sul senso di lealtà e appartenenza alla patria. L’egiziano non si batte più per il bene della nazione, ma per quello di un gruppo. Gli interessi personali hanno prevalso forse su quelli nazionali? Se ciò accadesse sarebbe un disastro, perché la patria perderebbe importanza per il cittadino, il quale senza il senso di appartenenza sarebbe perso. Perciò in queste battaglie tutti sono perdenti, perché l’essere umano nel caso perda la patria, non si rende conto delle altre cose che potrebbe perdere.

É necessario dunque partecipare al dialogo con i popoli, per portare un cambiamento e giungere a soluzioni che siano nell’interesse della patria, lontano dai pettegolezzi e dalle grida che ci trascinano nel circolo vizioso di un “dialogo tra sordi”, distruttivo e non costruttivo. É indubbio che ogni essere umano per natura provi un sentimento di lealtà e appartenenza al proprio paese, ma ciò non significa sminuire il valore e l’orgoglio delle altre nazioni; possiamo non essere d’accordo, ma senza offendere o sminuire gli altri. Può darsi che un giorno arriveremo a possedere la cultura della differenza, e ad essere in disaccordo pur restando insieme, per diventare un popolo che cerca di stare al passo con il mondo civilizzato e sviluppato.

Sultan al-Hijar è uno scrittore e giornalista egiziano.

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Roberta Papaleo

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