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La crisi irachena e gli scenari possibili

Di Abdul Hussein Shaaban, Al-Jazeera (28/10/2015). Traduzione e sintesi di Claudia Negrini.

La recente crisi irachena ha posto il Paese e il suo futuro sotto la lente di ingrandimento: l’Iraq sta forse andando verso la frammentazione? E dopo, quali saranno gli scenari possibili? Se quello della frammentazione è plausibile, a causa del peggioramento della crisi e all’assenza di soluzioni radicali per ricostituire il Paese al di là dei settarismi politici che costituiscono il nucleo della crisi stessa, altri due scenari possibili emergono secondo gli analisti. Il primo è la continuazione dello stato attuale o il suo peggioramento, situazione che può condurre ad altre possibilità, mentre il secondo è quello dell’unificazione, soprattutto se non sono disponibili una volontà politica unitaria e delle circostanze oggettive e soggettive adeguate. Cosa può succedere, e quale scenario sarà più vicino alla realtà?

All’interno del primo scenario si delineano tre sviluppi: il primo è la frammentazione  più realistica, in cui il paese viene diviso in cantoni o federazioni più o meno riconosciute, più o meno legate tra loro, ma sempre sul modello del Kurdistan, per quanto riguarda il potere, l’amministrazione, le risorse e i servizi, facendo così retrocedere e decadere gradualmente lo stato .

La seconda possibilità potrebbe essere una frammentazione ufficiale, e reale, cioè una scissione vera e propria, ottenuta tramite l’uso delle armi o pacificamente, riconosciuta a livello locale e internazionale. Questo è probabile che sia il passaggio finale della frammentazione, soprattutto se i poteri locali continueranno a estendere la loro influenza politica, economica e militare.

Infine, la terza possibilità è quella della fusione e annessione, che vede il possibile intervento dei Paesi confinanti  interessati ad annettere delle zone o ad unirsi alla frammentazione. Penso che i due grandi  e belligeranti vicini storici dell’Iraq, la Turchia e l’Iran, siano pronti a contenere la frammentazione dell’area.

Il secondo scenario, quello della continuità, si attuerà se la situazione rimarrà invariata, escluse minime variazioni, costituendo di fatto il fallimento di qualsiasi riforma, a causa di fattori di rallentamento e dell’opposizione delle comunità esposte alle riforme, in particolare tenendo conto dell’accordo segreto tra i vari blocchi e gruppi e lasciando da parte la corruzione.

Stiamo andando verso le elezioni anticipate? O il Primo ministro Al-‘Abadi userà il suo potere per dichiarare uno stato d’emergenza e sospendere la costituzione, sciogliere il parlamento e formare un nuovo governo tecnico di transizione e di competenza irachena della durata di due anni in attesa delle nuove elezioni?

Se gli analisti non escludono i primi due scenari, quanto spazio ha il terzo, quello dell’unificazione?  Le élites intellettuali, culturali e accademiche in Iraq sono ancora molto deboli e dipendenti dall’andamento politico. In particolare, l’élite politica è detentrice di liquidità,  di potere e di influenza, qualche volta di milizie e spesso dell’appoggio internazionale o di Paesi vicini.

Le riforme in risposta alle richieste dei manifestanti possono mostrare nuove prospettive all’emergenza che blocchi e gruppi politici costituiscono, contribuendo al processo di cambiamento. Ciononostante sono sempre i poteri dominanti, in particolare quelli religiosi, settari e etnici a bloccare qualsiasi passo avanti verso il dialogo.

Le forze in gioco sono gruppi di interesse economico, partiti politici e forze marginalizzate dal processo politico, in aggiunta ai diversi gruppi culturali che si sentono traditi dall’isolamento, dall’esclusione o  dalla marginalizzazione che subiscono, e persino qualche residuo del vecchio regime.

Tutto ricade sulla classe media, specialmente su intellettuali e accademici, i quali avranno un ruolo decisivo nel consolidamento o nel cambiamento. Serve uno sforzo intellettuale, culturale e politico che faccia pressione per riesaminare la Costituzione e per adottare regole di decentralizzazione amministrativa, a livello di regioni federali o province, per attuare una ridistribuzione dei beni e dei poteri, così come è necessaria l’adozione di metodi democratici e di meccanismi a contenuto sociale.

Restano le basi per l’unificazione e la creazione di una paese moderno e costituzionale, senza nessun tipo di obiezioni riguardo la libertà, l’uguaglianza, la giustizia e la partecipazione.

Abdul Hussein Shaaban è uno scrittore e pensatore iracheno

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Claudia Negrini

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