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La crisi in Siria, replica della guerra di Spagna

Di Issa Goraieb. L’Orient Le Jour (03/10/2015). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Non sta per scoppiare, come pensano alcuni allarmisti, la Terza Guerra mondiale. Ma la crisi in Siria, con la sua moltitudine di protagonisti coinvolti, che sono sempre più addentro alla questione, ricorda la guerra di Spagna (1936-1939) che fu il preludio della Seconda Guerra mondiale.

Gli aerei e i piloti spediti dalla Russia non sono altro che una replica della legione Condor che Hitler aveva offerto al dittatore Francisco Franco. All’epoca Mussolini era incaricato di spedire i contingenti di soldati, ed è quello che stanno facendo oggi in Siria gli iraniani e i loro combattenti di Hezbollah, pronti a lanciare un’offensiva terrestre per consolidare la Siria di Bashar al-Assad. La versione odierna delle brigate internazionali, formate allora da volontari provenienti da tutto il mondo per prestare man forte ai repubblicani spagnoli, è incarnata ovviamente da Daesh (ISIS).

No, non è ancora la Terza Guerra mondiale. Ma è finito il momento in cui le potenze implicate, da lontano o da vicino, si limitavano a mandare a morire la carne da macello locale. La Russia, logicamente, anzi naturalmente, ha accresciuto il suo sostegno qualitativo al regime di Damasco, anche se questo appoggio rimane cosparso di punti interrogativi dal punto di vista materiale e politico.

La Russia ha investito troppo in Siria da mezzo secolo a questa parte per lasciare andare ora la presa nella regione, fosse solo anche per preservare a tutti i costi l’ultimo punto di appiglio che le resta in quei mari caldi, il cui accesso ossessiona da sempre i potenti del Cremlino. I rischi dell’impresa non si limitano tuttavia a qualche scontro tra aerei russi e quelli della coalizione internazionale che sfrecciano, anche loro, nel cielo siriano. Mosca e Washington, tra l’altro, non hanno tardato a concertarsi per coreografare minuziosamente il balletto aereo.

Più che nel cielo, gli incidenti possono avvenire a terra, dal momento che l’orso russo non ha messo solo un dito ma un piede intero nell’ingranaggio. Secondo delle stime occidentali, gli aerei, gli elicotteri, i missili e altre macchine predisposti nella regione di Latakia, presupporrebbero la presenza dai tre ai cinque mila militari, compresi quelli che si occupano dell’intendenza e della logistica. Non è poco, per una Russia non ancora guarita dalla sindrome afgana e dove la propaganda statale si sta prodigando per dissipare i timori di una popolazione a dir poco scettica.

L’implicazione crescente della Russia in una guerra con una connotazione settaria molto forte e dove ha preso di mira molti gruppi di ribelli, non farà altro che nutrire l’estremismo e la radicalizzazione, avvertivano gli occidentali qualche tempo fa. Al di fuori del calderone siriano, potrebbe anche tradursi in un’ondata di ostilità nei Paesi a maggioranza sunnita e questo proprio nel momento in cui la Russia si sforza di vendere al mondo l’immagine di una superpotenza tornata agli antichi splendori. E non è di certo la gerarchia religiosa russa, alleata di Putin, a poter smorzare la rabbia latente, che potrebbe manifestarsi soprattutto nel Caucaso.

Mentre George W. Bush parlava di crociata contro Osama bin Laden, il portavoce della chiesa ortodossa qualche giorno fa evocava una “guerra santa”. L’esercito e la chiesa per contrastare le scimitarre dei fanatici tagliatori di teste? Guerra di religioni, scontro di civiltà? Malgrado l’entrata in gioco dei russi, i piloti di Bashar seguiteranno a fare quello che gli riesce meglio, ossia lanciare barili bomba sulle popolazioni civili. Russi o non russi, il popolo siriano è vittima di due fronti barbari rivali, il regime baathista e Daesh.

Issa Goraieb è editorialista del quotidiano libanese L’Orient Le Jour.

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Roberta Papaleo

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