Egitto Media Zoom

La crisi dei media egiziani

media

Di Alaa Bayoumi. Al Araby al-Jadeed (28/06/2018). Traduzione e sintesi di Cristina Tardolini

Se dovessimo caratterizzare i media egiziani dopo il colpo di stato del luglio 2013 e dopo la rivoluzione di gennaio 2011, li potremmo dividere in tre tipologie: il primo è il media pubblico o ufficiale, che avrebbe dovuto guidare la scena mediatica egiziana prima e dopo la rivoluzione: è un’istituzione pubblica finanziata dal cittadino egiziano e non è soggetta ai calcoli di guadagni e perdite, così come avviene invece per i media privati. E’  stato trasformato in un’istituzione del regime, come il resto delle istituzioni statali, e difende gli interessi del popolo. Nel corso del tempo, questi media ufficiali in Egitto hanno perso credibilità, creatività e persino efficienza, in particolare con il declino dei finanziamenti pubblici e l’accumulo di istituzioni mediatiche ufficiali con decine di migliaia di dipendenti.

La seconda categoria sono i media privati, che hanno aumentato la propria influenza negli ultimi anni dell’era Mubarak, con l’apertura di canali satellitari e giornali privati. Dopo la rivoluzione di gennaio, il numero di tali istituzioni e’ aumentata anche grazie all’ingresso della sfera religiosa nel giornaismo, con l’istituzione di mezzi di comunicazione che esprimevano la loro voce. Se guardiamo ai media privati ​​in paesi democratici, come ad esempio gli Stati Uniti, essi sono impegnati da un lato a mantenere obiettività e di etica professionale, mentre dall’altra cercano di allontanare i partiti politici o di creare una distanza tra le tendenze politiche e ideologiche dei media e la capacità di trattare obiettivamente le politiche del regime dominante. Sfortunatamente, i media privati ​​egiziani non hanno avuto questo ruolo dopo la rivoluzione di gennaio, sia a causa degli interessi delle élite politiche ed economiche che controllano questi mezzi, sia per la divisione e il fallimento delle forze politiche nel gestire la scena dopo la rivoluzione.

La terza categoria di media è quella dell’attivismo su Internet. Alcuni attivisti hanno svolto un ruolo importante nella rivoluzione contro il regime di Mubarak e hanno unito la loro forze per diffondere notizie sui crimini della tirannia da un lato e  far avanzare le fila dell’opposizione dall’altro. Ma, dopo la rivoluzione, l’attivismo su internet ha portato a un’ulteriore frammentazione all’interno delle forze politiche e alla dispersione dell’opinione pubblica egiziana. Questa classificazione non mira ad indicare i media egiziani come responsabili del fallimento della rivoluzione di gennaio, ma è un richiamo a una questione fondamentale: i media egiziani fanno parte della società, e come tali hanno sempre sofferto di molte restrizioni: assenza di leggi, istituzioni e protezione pubblica a sostegno della libertà di opinione e di espressione, oltre alla mancanza di formazione e al declino dell’efficienza e delle capacità dei media ufficiali.

Alaa Bayoumi è uno scrittore e ricercatore egiziano.

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Redazione

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