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La conferenza di Astana punta alla tregua o alla resa siriana?

conferenza di Astana
Sembra che l'obiettivo di Russia e Iran sia quello di trascinare l'opposizione siriana armata verso un progetto di lenti negoziati, pur godendo della libertà di circolare e violare il cessate il fuoco quando lo ritengano opportuno.

Di Abdulrahman Al-Rashed. Asharq Al-Awsat (4/01/2017). Traduzione e sintesi di Emanuela Barbieri.

Dopo la caduta di Aleppo, si sono succedute una serie di intense attività diplomatiche riguardo una soluzione per la Siria. Sono stati firmati diversi accordi e il processo politico è stato diviso in tre fasi. Sono stati decisi il luogo e le date per i negoziati, che si svolgeranno il 23 gennaio nella città di Astana per accordarsi sulla tregua ad Aleppo e sul cessate il fuoco in tutta la Siria. Il 27 febbraio si incontreranno poi a Ginevra per le trattative su una soluzione pacifica.

Iran, Turchia e Russia hanno accettato di agire come garanti del cessate il fuoco. Gli iraniani hanno rifiutato di inserire l’Arabia Saudita nei negoziati, secondo una dichiarazione fatta dal ministro della Difesa iraniano. I russi, invece, consideravano essenziale la partecipazione dei sauditi, ma non hanno chiarito in quale fase della tabella di marcia.

La conferenza che si terrà ad Astana, capitale del Kazakistan, non ha il consenso o la legittimazione internazionale! I soggetti internazionali interessati alla crisi siriana, come la Germania e la Francia, hanno dubbi in proposito, e il ruolo delle Nazioni Unite sembra essere limitato. Iraniani, turchi e russi hanno stabilito di riunirsi portando combattenti del regime di Assad e opposizione armata siriana al tavolo degli accordi preliminari ad Astana, considerata vicina ai russi.

Gli organizzatori dicono che consegneranno il file alle Nazioni Unite, in modo che la soluzione politica possa essere negoziata a Ginevra cinque settimane dopo la conferenza. L’obiettivo della conferenza Astana è forse quello di spingere la Turchia e le forze di opposizione siriane a cedere, come ha fatto Saddam quando ha firmato un documento di resa in una tenda nel Safwan dopo la guerra del Kuwait? Oppure, la conferenza ha lo scopo di decidere le modalità per una tregua e una riconciliazione preliminare che precedano i negoziati? La questione è abbastanza sospetta.

Impedire ad altri di partecipare o presenziare alla conferenza di Astana, fa aumentare questi sospetti. La Turchia è in una posizione debole e non può essere in grado, da sola, di confrontarsi con russi, iraniani e Assad, qualora vengano imposte le disposizioni per la tregua. Sarà difficile per la Turchia fare da garante di fazioni armate siriane con diversi orientamenti.

Questo potrebbe spiegare perché la Russia e l’Iran vogliono che la Turchia partecipi da sola. Condizione unica della Turchia è che non sia ammessa la partecipazione dell’YPG, Unità di Difesa Popolare, una milizia curda siriana che gode del sostegno dell’Occidente. Questo perché la Turchia ritiene che questo gruppo voglia stabilire una zona curda in Siria, in prossimità della frontiera turca. I tre paesi hanno concordato anche sull’esclusione di Daesh (ISIS) e Al-Nusra dalla conferenza. Altre fazioni non sono state invitate, ma non c’erano volontà espresse circa la loro non partecipazione. Sono state semplicemente ignorate.

La conferenza di Astana mira a consolidare il cessate il fuoco in tutta la Siria. Il regime siriano è interessato in questo momento perché vuole ridistribuire le sue forze e sta cercando di controllare amministrativamente il Paese di cui ha perso il controllo nel corso degli ultimi cinque anni di guerra. Il cessate il fuoco non serve all’opposizione in alcun modo perché la maggior parte dei passaggi sono ormai chiusi e sono controllati uno ad uno dall’alleanza del regime siriano, sostenuto da forze iraniane e russe, da milizie di Hezbollah e altre milizie sciite settarie che si trovano sotto il comando delle guardie iraniane rivoluzionarie.

Sembra che l’obiettivo di Russia e Iran sia quello di trascinare l’opposizione siriana armata verso un progetto di lenti negoziati, pur godendo della libertà di circolare e violare il cessate il fuoco quando lo ritengano opportuno, al fine di fare pressione sui gruppi armati e costringerli ad accettare le loro condizioni.

L’alleanza del regime di Assad sta riorganizzando la propria posizione sul terreno, e alle truppe russe è stato assegnato il compito di avere una presenza nelle aree limitrofe alla Turchia, tra cui Aleppo. L’Iran e le sue milizie sono di stanza a Daraa, vicino al confine giordano, nelle zone al confine con l’Iraq e nei dintorni della capitale siriana, Damasco.

Mancano circa 20 giorni alle trattative di Astana. Sono importanti perché chiariranno ulteriormente il ruolo della Russia rivelando se è conforme ancora a quello iraniano o se è incline a una politica più moderata, per realizzare una soluzione che sia accettabile per tutti. La conferenza chiarirà, altresì, la posizione della Turchia e mostrerà se ha deciso di chiudere le sue relazioni con la rivoluzione siriana riconoscendo il regime di Assad, o se sta sostenendo la maggioranza del popolo siriano.

Abdulrahman Al-Rashed è il direttore generale del canale Al-Arabiya e della rivista settimanale Al-Majalla. È anche l’ex direttore di Asharq Al-Awsat. È editorialista dei quotidiani Al-Madina e Al-Bilad. Vive a Dubai.

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Emanuela Barbieri

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