Daesh Zoom

La coalizione come eliminerà Daish?

L’opinione di Al-Quds al-Arabi. Al-Quds al-Arabi (22/01/2015). Traduzione e sintesi di Mariacarmela Minniti.

I ministri degli Esteri di 21 Stati, fra cui diversi Paesi arabi e Turchia, hanno partecipato alla riunione della coalizione anti-Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) tenutasi lo scorso giovedì a Londra due settimane dopo gli attentati in Francia.

L’incontro avrebbe dovuto incentrarsi sul coordinamento della campagna militare contro Daish, iniziata lo scorso agosto, e sulla ricerca di strumenti atti a tagliare le fonti di finanziamento dell’organizzazione. Tuttavia, gli attacchi di Parigi hanno introdotto nuove priorità nei piani della coalizione guidata da Washington, così la riunione si è concentrata sul modo in cui impedire ai combattenti estremisti andati in Siria e Iraq di ritornare in Europa per compiervi azioni terroristiche.

La prima questione del “mondo libero” non è più la difesa dell’attuale regime iracheno la cui nascita è responsabilità dell’America, né la salvaguardia della reputazione internazionale di fronte allo sterminio sistematico dei siriani per mano del loro regime che ha esacerbato la questione Daish fino al livello spaventoso di oggi, ma piuttosto il ritorno di musulmani con cittadinanza europea nei rispettivi Paesi, portando il film del terrore “mediorientale” in quel continente soddisfatto delle proprie condizioni politico-economiche cui nessuno vuole addossare la colpa di ciò che succede nel mondo.

Questo significherà una crescente pressione sulla Turchia, che affronta notevoli conseguenze economiche, politiche e di sicurezza a causa degli eventi in Siria e Iraq: ha accolto oltre 1,5 milioni di profughi siriani cui si sono aggiunti 300 mila iracheni. La leadership turca ha dimostrato grande capacità di sopportare la pressione americana e europea in considerazione del pericolo rappresentato dal PKK per il suo sistema politico e di sicurezza. Ankara è stata inoltre infastidita dal fatto che l’Europa consideri il PKK come una delle parti militari qualificate a combattere Daish, facendo così sparire l’etichetta di “terrorismo” con cui il partito veniva stigmatizzato e che era stata prodotta dalla cooperazione delle intelligence a livello globale al fine di arrestare il suo leader Ocalan.

Nel frattempo ogni Stato della coalizione tenterà, secondo la propria vicinanza fisica al conflitto e al possesso di documenti militari e di sicurezza da brandire, di difendere la propria agenda, a partire dal governo iracheno di Abadi che dopo la visita al primo ministro britannico ha rivelato che “l’Iraq affronta una vera crisi”, passando per il governo giordano che a sua volta sta soccombendo sotto l’enorme pressione dei profughi siriani e iracheni, per giungere all’Arabia Saudita che guarda con terrore ai suoi confini erosi con lo Yemen e all’aumento dell’influenza iraniana.

Le capacità di Washington e Londra di fare pressione e costruire alleanze non impediranno alla coalizione anti-Daish di essere un raggruppamento di Stati politicamente in conflitto, in crisi e ciascuno dei quali vuole sfruttare questa alleanza per imporre le proprie priorità. Nel frattempo la tirannia, la corruzione e il settarismo fanno stragi, e sono gli stessi fattori che hanno offerto le migliori condizioni per l’emergere del Daish come forma di aiuto agli iracheni e ai siriani. Così i raid e i piani della coalizione si trasformano in una parte integrante dell’orchestra vendicativa che domina la regione.

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Roberta Papaleo

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