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La campagna ‘Israele ama l’Iran’, invito a porre fine alla paura

di Sahar Namazikhah (Qantara.de 05/04/2012) – Traduzione di Claudia Avolio

 

Mentre i leaders politici di Iran, Israele e Stati Uniti continuano a parlare di “soluzioni militari”, Ronny Edri – un graphic designer israeliano – ha lanciato la campagna “Israele ama l’Iran”, nel tentativo di allontanare la retorica dei leaders dalla prospettiva di guerra. La giornalista iraniana Sahar Namazikhah riflette su ciò che questa campagna significa per lei.

 

Iraniani e israeliani uniti contro la paura

 

Gli iraniani e gli israeliani dovrebbero segnare sul calendario la data del 14 marzo 2012: è il giorno in cui la campagna “Israel loves Iran” ha iniziato a riunire le voci dei due popoli lungo un sentiero di pace, a dispetto dei messaggi di guerra che i leaders politici hanno veicolato finora. Dalla scorsa settimana, ispirati dalla campagna di Ronny Edri, tanto gli iraniani quanto cittadini di altre nazioni hanno ridefinito la narrazione della guerra dandole i contorni di una “bomba d’amore”. Edri ha realizzato posters che recitano: “Iraniani: Noi non bombarderemo mai il vostro Paese. Noi vi amiamo.” E gli iraniani hanno contraccambiato. Questo scambio di messaggi sta mutando gli incubi di una guerra nella speranza che ci sarà solidarietà tra i due popoli, creando un movimento che cancelli la paura, invece che cancellarsi l’un l’altro.

 

Il potere della compassione

 

La caratteristica unica di questa campagna è il modo in cui gente comune è riuscita a ridefinire le narrazioni del governo. Sotto la pressione di timori di una guerra – fatti sorgere dai governi – la gente ha avviato sforzi per salvarsi l’un l’altro dalla paura e dall’apprensione. Hanno cercato di far sentire l’altro sicuro. Qui, anche se solo da osservatori, potete vedere come la gente abbia attuato le più avanzate capacità della risoluzione di conflitti senza neppure saperlo. Hanno semplicemente usato il potere della compassione, dell’empatia e del prendersi a cuore qualcosa. Hanno inconsciamente attuato questi metodi di risoluzione dei conflitti per favorire la creazione del proprio futuro e dare forma alle loro realtà. Quando un movimento popolare di solidarietà e unità come questo viene lanciato, rende chiaro come i governi non abbiano affatto il supporto dei loro popoli nel minacciare l’altra parte con la guerra. Notevole è il modo in cui il movimento stia riuscendo ad accrescere la coscienza pubblica e la consapevolezza globale del fatto che i popoli dei due Paesi odiano entrambi la guerra – non gli uni gli altri. Come iraniana che prende visione di tale solidarietà popolare, mi sento orgogliosa del fatto che, gente circondata per decenni dall’incubo della guerra, si ritrovi ora abbastanza potente da cambiare il futuro dei due Paesi restando spalla contro spalla tra amici ed alleati nella campagna che portano avanti insieme.

 

Campagna di messaggi dalla nostra società globale

 

Se spendeste anche solo pochi minuti sui siti dei social networks, vedreste che non sono soltanto gli israeliani e gli iraniani a dare forza alla campagna, bensì cittadini di molte nazioni, dall’Italia alle Filippine. Stanno dando il proprio contributo e vogliono contrastare un eventuale tentativo di attacco da parte di Israele verso l’Iran. E’ davvero diventata una campagna di messaggi che coinvolge la nostra società globale. E’ cresciuta tanto da includere un forum su Facebook, in cui persone di ogni Paese hanno condiviso le proprie idee, insieme alla sete di connettersi malgrado le divisioni e le paure montanti, sete sempre più viva. “Amici di Israele, noi vi amiamo… prima non c’era spazio per dire [questo]”, ha scritto un utente iraniano. “Spero che i soldati di questa Terra riescano a vedere cosa sta succedendo qui, tra tutte [queste] persone… Spero riescano a dire ‘Ok, fermiamo la guerra’”, ha scritto un altro. La campagna “Israele ama l’Iran” sarà più potente ed efficace quando costruirà ponti tra un maggior numero di iraniani all’interno dell’Iran stesso. Gettare un ponte tra il popolo di Israele e quello dell’Iran non significa solo prevenire una guerra, ma ricollegare migliaia di anni di Storia in comune tra i due popoli, giungendo fino al Sesto secolo prima di Cristo. Questo fu il periodo in cui il re persiano Ciro diede forma alle fondamenta del moderno Iran attraverso i suoi traguardi in politica e in campo militare. Dalle fonti ebraiche, come per esempio l’antico storico Josephus, Ciro venne descritto come “l’unto dal Signore”, in lode al modo in cui si spese per promuovere la libertà religiosa e aiutare il popolo ebraico a fare ritorno alla madrepatria. I popoli di Israele e Iran possono ricostruire tale fiducia e rispetto – questa campagna è un passo che avanza in tale direzione.


Claudia Avolio

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