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L’ Iran vieta 77 corsi di laurea alle donne e blocca l’accesso a Google

Zan زن=Mard مرد – Donna=Uomo

“ Alcuni campi non sono molto adatti alla natura delle donne, come il settore dei macchinari agricoli o minerari, in parte a causa del duro lavoro che implicano. L’esperienza del passato dimostra che le donne non diventano professionalmente attive in questi settori dopo che sono state ammesse ai corsi e anche dopo la laurea. Ciò si traduce in disoccupazione dei laureati…”

 Con questa dichiarazione riportata dal quotidiano  Roozonline,  Abolfazl Hasani, alto funzionario dell’istruzione iraniana, ha tentato di giustificare l’introduzione di nuove regole discriminatorie nei confronti delle donne per l’accesso ai corsi universitari del nuovo anno accademico appena iniziato. Ben 36 università iraniane infatti, destineranno 77 corsi di laurea esclusivamente agli studenti di sesso maschile. Ne consegue che le donne non potranno frequentare corsi di ingegneria, fisica nucleare, letteratura inglese e traduzione, informatica, gestione alberghiera, archeologia, business e molti altri. Se con “duro lavoro” Hasani si riferiva alla “forza fisica”, beh, che dire, i corsi su citati non ne hanno certo bisogno. E pensare che le studentesse iraniane rappresentano più della metà degli iscritti negli atenei e negli esami di profitto sono riuscite a raggiungere risultati ben superiori a quelli degli colleghi maschi.  Altissimo è inoltre il numero di ingegneri, scienziati e medici donne.

Lo scandaloso divieto di accesso a determinati corsi, si sta accompagnando anche a un’acutizzazione delle “separazioni” all’interno dei campus riguardanti ingressi, aule e persino mense. “Il governo iraniano sta usando varie iniziative per limitare l’accesso delle donne all’istruzione, impedire loro di essere attive nella società e farle tornare a casa” – denuncia alla BBC Shirin Ebadi, Premio Nobel per la pace e avvocato in esilio a Londra, che ha anche inviato una lettera di protesta al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e all’Alto Commissario per i diritti umani Navi Pillay, affinché venga aperta un’inchiesta sul caso.

E proprio oggi, gli iraniani hanno ricevuto l’ennesima grave censura. Un sms infatti, li ha informati che non potranno più accedere liberamente a Google e a Gmail:“Accessi e collegamenti a Gmail saranno filtrati fino a ulteriore comunicazione”, questo il contenuto del messaggio. Certo, le ultime rivoluzioni sono nate dal web, con un click è iniziato un tam tam che ha risvegliato le coscienze dei giovani, uniti nel desiderio di libertà e democrazia, cambiando i destini di paesi e dittatori e di questo il regime è perfettamente consapevole. Talmente consapevole da correre ai ripari con misure estreme nel tentativo di rendere innocue le donne riportandole tra le pareti domestiche, con il subdolo fine di impedirne la crescita culturale in modo da annientare la presa di coscienza del loro valore, della loro forza e, soprattutto, dei loro diritti. Se l’obiettivo del regime è chiaro, è anche altrettanto chiaro che il governo di Ahmadinejad non ha affatto metabolizzato l’Onda verde, quel fenomeno che nel 2009 ha infiammato le piazze di Teheran, all’indomani delle elezioni, e che ha visto protagoniste proprio le donne.  Impavide sfilavano per le strade innalzando cartelli di protesta che in persiano e in inglese esprimevano la loro rabbia: “Raye-man kojast? ” ,”Where is my vote?” Donne che hanno pagato la richiesta di cambiamento con brutali torture in carcere e anche con la vita, un nome per tutte, Neda. Indimenticabile quel suo ultimo sguardo al mondo, quegli occhi grandi che non volevano chiudersi e che fissavano il vuoto mentre gli amici disperati cercavano di rianimarla. Rendere vano il sacrifico di queste donne dunque, è davvero inaccettabile. Al regime fa paura la cultura e soprattutto, la presenza delle donne nella sfera pubblica. Troppi effetti collaterali, Matrimonio e figli non sono più un punto d’arrivo per le donne iraniane, o almeno non sono l’unico motivo per dare una ragione alla loro esistenza. Pur non disdegnandoli, cercano anche la realizzazione e l’evoluzione personale, come individui pensanti e in grado di scegliere. Libertà di scelta. Un valore che viene puntualmente stravolto dai regimi in nome dell’Islam ma che invece nasce dal cieco maschilismo che viola i diritti umani. Una petizione online si può trovare all’indirizzo http://www.thepetitionsite.com per chiedere all’Alto Ministro delle Scienze e dell’Istruzione Kamran Daneshjoo, di porre fine a questa discriminazione.

Mi chiedo cosa direbbe, Forugh Farrokhzad, definita ‘voce del dissenso e del peccato’, se fosse ancora in vita, proprio lei che attraverso le sue poesie ha dato voce ai sentimenti intimi delle donne iraniane e al loro desiderio di emancipazione, rompendo gli schemi di quel mondo chiuso e tradizionalista in cui viveva 40 anni fa, un mondo che oggi, forse, sta tentando di riportare tutti al passato. Attraverso una sua splendida poesia, “Solo la voce resta”, voglio esprimere la mia solidarietà alle donne iraniane, affinché non si fermino, mai, nella ricerca dei loro diritti e della loro identità.

Katia Cerratti

(traduzione dal persiano di Daniela Zini in:  http://www.forughfarrokhzad.org/selectedworks/italian/Daniela_Zini.asp )

Solo la voce resta

Perché fermarmi, perché?
Gli uccelli sono partiti in cerca di una direzione azzurra.
L’orizzonte è verticale,
L’orizzonte è verticale e il movimento: zampillante
E al limite del visibile 
Ruotano, luminosi, i pianeti.
Alle altitudini, la terra rinnova il suo ciclo,
I pozzi d’aria
Si trasformano in tunnel di collegamento
Ed il giorno è una distesa
Che le limitate idee del verme del giornale non racchiudono.

Perché fermarmi?
La rotta passa attraverso i capillari della vita.
La fertile atmosfera del grembo lunare
Eliminerà le cellule contaminate
E, all’alba, nello spazio chimico,
Solo la voce, 
La voce sarà assorbita dalle particelle del tempo.
Perché fermarmi? 

Che può essere la palude?
Che può essere, se non il luogo della deposizione delle uova dei putridi insetti?
I cadaveri enfiati scrivono i pensieri dell’obitorio.
L’imbelle, nell’ombra,
Ha celato la sua mancanza di virilità.
E lo scarafaggio, oh,
Quando parla lo scarafaggio!
Perché fermarmi?
L’opera delle lettere di piombo è vana,
Non salverà l’umile pensiero.
Io sono della stirpe degli alberi,
Respirare aria stagnante mi deprime.
Un uccello, che è perito, mi consigliò di rammentare il volo.

La meta di tutte le forze è di ricongiungersi, ricongiungersi
Alla chiara essenza del sole
E riversarsi nello spirito della luce.
È naturale
Che i mulini a vento marciscano.
Perché fermarmi?
Le verdi spighe di grano,
Io le porto al seno
E le allatto.

La voce, la voce, solo la voce.
La voce dell’insito desiderio dell’acqua di scorrere,
La voce della cascata di luce stellare sulla parete della femminilità della terra,
La voce della coagulazione del seme del pensiero
E l’effusione della memoria comune dell’amore.
La voce, la voce, la voce, solo la voce resta.

Nel paese degli gnomi
I criteri di valutazione
Hanno sempre gravitato nell’orbita dello zero.
Perché fermarmi?
Io obbedisco ai quattro elementi,
Il compito di redigere lo statuto del mio cuore
Non è compito del locale governo di ciechi.

Che cosa ho a che fare io con il prolungato mugolio bestiale
Nell’organo sessuale dell’animale?
Che cosa ho a che fare io con l’umile movimento del verme nel vuoto della carne?
La linea di sangue dei fiori mi ha forzato a vivere.
Conoscete la linea di sangue dei fiori?


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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