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“Jazz au Chellah”: un dialogo musicale tra la cultura europea e quella marocchina

Articolo di Roberta Papaleo.

Vorrei dedicare qualche parola a un evento che si svolgerà a breve presso Rabat, in Marocco, e che costituisce un altro esempio di cooperazione euro-mediterranea frutto dell’iniziativa europea nel mondo arabo: si tratta del Festival “Jazz au Chellah”, una manifestazione musicale che vede protagonisti musicisti delle due rive del Mediterraneo.

Questo festival, lanciato per la prima volta nel 1996, è stato ideato dalla delegazione dell’Unione Europea in Marocco in collaborazione con il ministero della Cultura marocchino, la wilaya di Rabat-Salé-Zemmour-Zaër e con le ambasciate e gli istituti di cultura degli Stati membri dell’Unione. Inizialmente chiamato “Jazz aux Oudayas”, in quanto ospitato presso l’omonimo museo, a partire dal 2006 il festival si svolge presso Chella, sito archeologico vicino Rabat patrimonio dell’UNESCO dal 2012.

La 19a edizione del festival, che si svolgerà nei giorni dal 17 al 21 settembre prossimi, come ogni hanno farà suo lo slogan “jazz europeo – musica marocchina”, motto emblematico che riassume lo spirito dell’evento: l’incontro tra le due culture.

Come rimarcato da Rupert Joy, ambasciatore presso la Delegazione UE in Marocco, “l’Unione Europea ha immaginato il festival come riflesso di un partenariato culturale tra l’Europa ed il Marocco, offrendo ai musicisti provenienti da diversi orizzonti un’unica piattaforma di espressione”. Facendo ancora riferimento alle parole dell’ambasciatore, “dialogo interculturale, tolleranza, comprensione reciproca” sono i principi ed i valori che ispirano il “Jazz au Chellah” e che da esso vengono promossi.

L’ambivalenza culturale del festival e la volontà di trasmettere un messaggio di incontro tra due mondi è inoltre sottolineata dai due direttori artistici del festival, innanzitutto vista la loro provenienza: Jean-Pierre Bissot, co-direttore del festival dal 2009 e creatore del Gaume Jazz Festival di Rossignol (Belgio), e Majid Bekkas, musicista marocchino pluri-strumentale e co-direttore dell’evento sin dai suoi esordi. I due ribadiscono il concetto parlando così della “specificità e identità del festival”: un “incontro” tra artisti, che rendono il palco di Chella un “teatro di scambi e di dialogo […] tra le culture musicali d’Europa e del Marocco”.

Non a caso, nel corso del festival cinque dei dieci gruppi di musicisti jazz provenienti da diversi Paesi europei (Belgio, Bulgaria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Romania, Spagna, Svezia) e le cinque formazioni marocchine offriranno perfomance speciali chiamate appunto “incontri”: degno di nota l’evento della serata di apertura che vedrà sul palco l’Afros Oriental Jazz Trio dello stesso Majid Bekkas esibirsi insieme all’Afros Gnawa Jazz Quartet, in un meltin’ pot di strumenti e musica araba, gnawa, jazz, andalusa e indiana.

 

Per saperne di più: 

Sito ufficiale del festival “Jazz au Chellah”

 


Roberta Papaleo

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