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J-H-D, è solo jihad

al-idrisi, mappa
al-idrisi, mappa
una mappa del geografo Al-Idrisi (1099-1166)

Già, non è una provocazione. Quando si parla di jihad dovremmo sottrarci al significato che ce ne propinano. Credereste che la tanto paventata ‘guerra santa’ con cui si è incatenata questa parola significa in realtà ‘sforzo per migliorare sé stessi’? La radice, jahada, porta con sé lo sforzarsi, l’applicarsi per riuscire. Come si può prendere un concetto tanto bello e renderlo terrore strumentale? Pensate che alla IV forma del verbo, ajhada, viene perfino dato il senso di “incitare al bene”.  E’ solo una delle innumerevoli illuminazioni che troviamo ne Il Corano della UTET, spiegate per noi negli apparati magistralmente redatti da Gabriele Mandel. Grazie a lui scopriamo per esempio che lo sforzo inteso da jihad diventa vero e proprio lavoro, fatica, nella parola jahd. Il professore cita poi la distinzione presente nel testo sacro tra “il piccolo sforzo” – alJihad alAsghrar – “che può essere accorpato alla guerra difensionale”, e “il grande sforzo” – alJihad alAkbar – “che è lo sforzo esercitato da ciascuno all’interno di se stesso per evolvere, vincere le passioni, educare la propria psiche” (nota al Versetto 190 della Sura della Giovenca, p. 712-713). Non solo il concetto di aggressione è completamente estraneo a questa radice, ma come vedete è anche ricca di un significato nobile per l’essere umano, le cui lotte sono sempre anzitutto dentro di sé.

 

C’è poi un regalo che Gabriele Mandel mette tra le nostre mani, donandoci un detto del Profeta Muhammad che dice: “Il jihad più meritevole di tutti è un pellegrinaggio compiuto piamente” (Bukhari, Titolo 25, capitolo 4, 2). Insomma, jihad, ti hanno maltrattato un po’ troppo, impedendoti di esprimere la tua vera natura. Avrebbero dovuto mettere i loro nomi e cognomi, invece hanno usato te per farsi scudo. Ora che ti abbiamo scorto, però, sembri splendente come mai prima. Non lo scriveva forse Danilo Dolci? “E chi alla troppa luce / copriva gli occhi con le mani / vedeva colargli le mani”. Pronunciarti, jihad, è come augurarsi di compiere gli sforzi necessari. Chi ti pronuncia rifiutando tutti i concetti violenti che ti hanno affibbiato, fa uno degli sforzi a te tanto cari: provare a capire.

Claudia Avolio


Claudia Avolio

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