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Israele: “Possiamo occupare Damasco in poche ore”

Zoom 1 dic Israele DamascoDi Abdul Rahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (29/11/2013). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

Qualche giorno fa, il Primo Ministro israeliano ha dichiarato ai media le sue impressioni sulla Siria, affermando che la piazza siriana sta crollando, che molti dei soldati dell’esercito di Assad sono fuggiti e che se Israele volesse occupare Damasco avrebbe bisogno solo di poche ore, mentre le stime pre-rivoluzione parlavano di molti giorni.

Non concordo con questa conclusione sulla facilità della conquista della capitale siriana. Non voglio dire che Damasco fosse più debole ai tempi di Assad o di suo padre o che le sue mura sono ancora inespugnabili, ma entrare in Siria e occuparla è più costoso oggi di ieri. Prima, esisteva infatti un sistema che governava i rapporti tra Tel Aviv, Damasco e le zone limitrofe, come il Libano. Questo sistema, che faceva muovere il triangolo Israele-Siria-Hezbollah, sta ora crollando gradualmente davanti ai nostri occhi. La situazione sta diventando più pericolosa per Israele di quanto non sia stata negli ultimi quattro decenni, contrariamente a quanto dicono gli israeliani. Ciò che impedirà ai carri armati israeliani di occupare Damasco non saranno le forze delle rivoluzione o le milizie alleate del regime siriano, ma il caos che induce Israele a pensare a lungo prima di impantanarsi nel fango siriano.

Più di un decennio fa ho visitato il fronte siriano ed ho visto una zona cuscinetto controllata dalle forze internazionali. La strada da e per Damasco era facilmente praticabile. In realtà, questa strada non è stata mai utilizzata dagli israeliani, poiché il governo di Assad non ha mai osato provocare Israele e questa, a sua volta, non ha considerato la sua forza nei periodi di conflitto. Il Libano era il ring concordato per il regolamento dei conti. Le relazioni che si sono sforzati di mantenere israeliani e siriani sono rimaste stabili per lungo tempo, ad eccezione del breve periodo in cui è scoppiata la guerra del 1973, che non ha particolarmente modificato i rapporti di forza.

Con la caduta del regime di Assad, il problema si raddoppierebbe per Israele, perché da una parte perderebbe il potere degli alleati nemici della Siria e, dall’altra, non potrebbe fare affidamento su Hezbollah per tenere sotto controllo la situazione in Libano, perché il partito stesso, in mancanza di Assad, sarebbe debole e bloccato e si confonderebbe con gli altri gruppi armati libanesi. Nonostante la fine di Assad sia chiara, così come il vuoto da lui provocato, non possiamo prevedere ciò che avverrà nei prossimi anni in questa regione movimentata. Sicuramente sembra difficile che si riesca di nuovo a realizzare un sistema di sicurezza che governi questo triangolo geografico.

Il conflitto tra la Siria e l’Iran da una parte e Israele dall’altra è presente e reale, ma la sua essenza non è solo la questione palestinese, ma anche la lotta per l’influenza nella sicurezza strategica della regione e il desiderio dell’Iran di imporre la sua forza attraverso l’uso di Hezbollah, della Siria e di Hamas e la costruzione della sua forza nucleare.  Ad ogni modo, Israele non potrà dormire sonni tranquilli fino a quando rifiuterà la soluzione pacifica della costruzione di uno Stato palestinese indipendente nei territori occupati. L’accordo nucleare con l’Iran non cambierà molto in questa situazione, con 5 milioni di rifugiati e delle terre occupate con la forza.

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Roberta Papaleo

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