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Israele: perché l’accordo sul nucleare dell’Iran è un bene

Di Ishaan Tharoor. The Washington Post (22/07/2015). Traduzione e sintesi di Omar Bonetti.

In seguito all’accordo sul programma nucleare iraniano, l’attenzione si è subito spostata sulle reazioni di un unico Stato, che non ha mai preso parte ai negoziati: Israele. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha lanciato dure critiche, e che non lasciano spazio al compromesso, all’accordo chiamandolo “un errore storico” e reiterando la sua opposizione al riavvicinamento verso la Repubblica Islamica. La sua rabbia ha fatto eco anche nell’ala di centro sinistra all’interno della Knesset.

Mentre i deputati israeliani sembrano avere un’opinione univoca, ci sono altre personalità che la pensano diversamente. Per esempio, alcuni membri del sistema di sicurezza hanno mostrato il loro appoggio a Obama durante le diverse fasi dei negoziati.

In un’intervista al Daily Beast, Ami Ayalon, l’ex direttore dello Shin Bet, ha lasciato intendere che i politici israeliani stiano giocando con “le paure di una società impaurita” e ha descritto l’accordo di Vienna come un mezzo utile per frenare la minaccia iraniana. Secondo Ayalon, infatti, i propri compatrioti non sanno vedere il vantaggio strategico dell’accordo, poiché incapaci di distinguere tra la riduzione della capacità nucleare dell’Iran e il minaccioso status della Repubblica Islamica in tutto il Medio Oriente.

Efraim Halevy, un ex ufficiale del Mossad, che analogamente ad Ayaloni ha espresso il suo apprezzamento per la vittoria di Obama, è dell’idea che il monitoraggio dell’Iran sia sufficiente, poiché, altrimenti, l’unica altra soluzione è una campagna militare che “rimanderebbe gli iraniani indietro di un paio d’anni.”

Negli ultimi dieci anni, Israele ha continuato a opporsi al programma nucleare iraniano, invocando sanzioni e cercando, clandestinamente, di sabotare i progetti della Repubblica Islamica. Tuttavia, la prepotenza di Netanyahu, come ha suggerito Meir Dagan, un ex ufficiale del Mossad, ha fatto sì che Israele abbia iniziato a contemplare con una maggiore concretezza la possibilità di un confronto armato. Ciononostante, secondo Dagan “attaccare l’Iran porterebbe a una guerra regionale e darebbe all’Iran un motivo in più per continuare il proprio programma nucleare: una sfida regione impossibile per Israele.”

È per questo che l’accordo attuale, firmato a Vienna, sarebbe preferibile.

Ishaan Tharoor si occupa di affari esteri per The Washington Post, lavorando come redattore senior presso il Time.

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Roberta Papaleo

2 Commenti

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  • Un altro giornalista superficiale. L accordo porterà in un periodo massimo di 10 anni di una escalation nucleare in medio oriente e inoltre è da folli e pericoloso costruire centrali nucleari nel deserto con temperature che superano i 50 gradi con tecnologie obsolete russe. Speriamo che non arrivi nessuna nuvola nucleare in Italia a seguito di probabili incidenti.

  • Giornalista ? Questo è un giornalaio ! Si avvicina L’Implosione musulmana , sunniti contro sciiti ,…..chi farà la prima mossa ??? …..inoltre ….., successivamente all’accordo grottesco ,il capo spirituale iraniano ,khamenei , ha ripromesso la cancellazione di israele ! Gli ipocriti tacciano ! Ad israele non rimane altro che un attacco preventivo alle centrali nucleari iraniane ,…..si ricorda agli utenti del web che fino a pochi anni fa ,i bugiardoni iraniani dichiaravano che il nucleare sciita non era per fini militari ! ……che melliflui !