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Israele: Netanyahu propone un Piano Marshall per il mondo arabo per sostenere gli oppositori degli islamici

Al-Quds Al-Araby (11/12/2011). Dallo scoppio delle rivoluzioni della primavera araba i centri di ricerca dello stato ebraico non hanno mai smesso di effettuare studi su ciò che accadrà dopo la rivoluzione. Allo stesso modo i media ebraici hanno continuato a pubblicare relazioni e indagini sugli ultimi sviluppi e sui cambiamenti del mondo arabo.

Gli osservatori della politica israeliana hanno constatato come il comune denominatore delle ricerche degli specialisti e degli orientalisti dello stato ebraico stia nell’esasperazione della minaccia islamica, e nella constatazione che il controllo del potere da parte degli islamici porterà alla costruzione di un impero islamico radicale nel medio oriente. Questa eventualità, sostengono gli esperti israeliani, richiede che i governatori di Tel Aviv siano preparati a questo straordinario scenario.

Il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, è riuscito magistralmente nell’intento di diffondere nel mondo la paura. Egli ha creato un collegamento tra le attuali rivoluzioni arabe e alcuni avvenimenti storici passati, mettendo così in luce la particolare sensibilità occidentale verso questi eventi, come la rivoluzione islamica in Iran, conclusasi con l’instaurazione di una Repubblica Islamica.

Il primo ministro israeliano non si è però limitato a mettere in guardia il mondo dalla minaccia islamica, ma anche dato l’impressione di voler aiutare la nascita di un flusso democratico che si opponga ad essa, attraverso l’istituzione di un fondo monetario internazionale per sostenere gli avversari dei partiti islamici nel mondo arabo. Questo fondo si rifà al Piano Marshall portato avanti dagli Usa all’indomani della seconda guerra mondiale per sostenere l’Europa occidentale. Netanyahu ha inviato Eran Lerman, vice consigliere per la sicurezza nazionale, negli Stati Uniti per discutere questa proposta con i leader del congresso, ricavandone un appoggio totale.

L’élite israeliana ha adottato il metodo del suo primo ministro nel suo tentativo di demonizzare le rivoluzioni ed il cambiamento democratico nel mondo arabo. Essa ha portato ad esempio l’Iran ed Hamas come risultati diretti di rivolte di matrice islamica, ed ha affermato che il mondo si trova davanti alla possibile ripetizione di questi avvenimenti.

Vi sono quelli che ritengono che ciò che è accaduto in Egitto sia un colpo di stato e non una rivoluzione, che si concluderà con l’acquisizione del potere da parte dei Fratelli Musulmani e la costruzione, in Egitto, del corrispettivo sunnita della Repubblica Islamica dell’Iran.

I leader israeliani, in primis il presidente dei ministri, sottolineano la mancanza di un’inclinazione alla democrazie e alla libertà dell’Egitto. Netanyahu ha dichiarato, in una seduta della Knesset, che gli arabi e i musulmani non possono vivere in uno stato democratico, perché vi è una contraddizione fondamentale tra gli insegnamenti dell’Islam e i valori democratici.

In questo contesto , il giornale Maativ ha scritto in suo editoriale che oggi soffia un vento nuovo dal sud, e che si dovrebbero ascoltare con molta attenzione le voci che vengono dall’Egitto e i richiami degli estremisti dei Fratelli Musulmani, che sostengono la caduta del governo guidato da Tantawi per la creazione di un califfato islamico.

L’editoriale continua dicendo che il rapporto tra Hamas nella Striscia di Gaza e i Fratelli Musulmani in Egitto sarà un fattore fondamentale nella costruzione del nuovo governo egiziano. Questo dovrebbe essere per gli israeliani motivo di forte preoccupazione, vista anche la situazione della regione del Sinai diventata ormai una terra di nessuno. Da qui l’invio di armi verso la Striscia di Gaza si trasformerà da una pioggerella ad un diluvio. Ha concluso dicendo: Gaza è divenuto un enorme negozio di armi che saranno puntate verso Israele nel prossimo conflitto, e la Striscia di Gaza diventerà una base avanzata lungo la strada per la costruzione del califfato islamico.


Giusy Regina

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