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Israele: giornata di Gerusalemme

Now Lebanon (19/05/12). Questa settimana gli israeliani celebrano “il giorno di Gerusalemme”, per ricordare la “riunificazione” della Città Santa, ma passati 45 anni, è evidente il contrasto tra la qualità di vita dell’ovest ebraico e dell’est arabo. Lo stato di Gerusalemme è uno dei più delicati nel conflitto israelo-palestinese. Israele conquistò la parte orientale della città durante la guerra del 1967 e successivamente lo annesse in una mossa mai riconosciuta dalla comunità internazionale.

Israele considera l’intera città come “l’eterna e indivisa capitale”, ma i palestinese vogliono Gerusalemme Est come capitale del loro futuro stato. Nessun muro divide la città, ma i residenti palestinesi nella parte orientale, affermano di vivere in condizioni molto peggiori rispetto ai propri vicini israeliani. Nella parte occidentale, i bus pubblici gestiti da Egged, con i loro sistemi di bigliettazione elettronica, percorrono strade ben curate. Ci sono spazi verdi, panchine pubbliche, bidoni e raccolta regolare di spazzatura. Nella parte orientale, i residenti bruciano l’immondizia che si accumula nei cassonetti comuni per allontanare animali e odori che vengono dai rifiuti in decomposizione. Scuole sovraffollate significano studiare a turni e così i bambini possono essere visti giocare nelle strade non pavimentate, per gran parte del giorno.

La vita è anche molto più affollata. L’Associazione per i Diritti Civili in Israele (ACRI) afferma che i palestinesi sono autorizzati a costruire su appena il 17% delle terre nella Gerusalemme Est, dove vaste aree sono state designate per parchi nazionali e insediamenti. Anche laddove è permesso costruire, i permessi vengono concessi raramente, secondo quanto afferma l’ACRI; solo il 13% dei permessi di costruzione municipali concessi tra il 2005 e il 2009 sono andati ai palestinesi. Roni Sela membro dell’ACRI, afferma che circa 20.000 case a Gerusalemme Est sono state costruite senza permessi e ciò crea problemi addizionali alle infrastrutture e ai servizi. “Sono a rischio demolizione, molte di loro non sono collegate alla rete fognaria, per questo vengono utilizzate fosse settiche che sono pericolose. Molti non hanno connessioni elettriche legali”.

Il sindaco di Gerusalemme Nir Barkat riconosce i problemi e dice che la sua amministrazione è la prima che sta cercando di affrontare la situazione. Il suo vice Naomi Tsur pubblicizza un programma di 130 milioni di dollari per le strade di Gerusalemme Est e per il nuovo sistema di metropolitana leggera che serve sia ai quartieri arabi che ai quartieri ebrei. Gerusalemme, afferma, è caduta “vittima della propria geopolitica”, ma insiste che  l’amministrazione di Barkat sta cercando di andare oltre.

Ma Meir Margalit, un consigliere comunale, membro del partito di sinistra Meretz, accusa il comune di discriminazione, indicando le continue disparità presenti nel bilancio. “L’importo totale del denaro investito l’anno scorso su Gerusalemme Est è stato di 124 milioni di dollari. È una grossa cifra, ma se si considera che il bilancio totale è di 1,2 miliardi, significa che il comune investe circa il 10% del bilancio su Gerusalemme Est.(…) Il comune cerca di rendere difficile la vita dei palestinesi, così che decideranno volontariamente di lasciare la città. (…) La risposta è molto semplice, la risposta è dividere la città. (…) Questo è l’unico modo per risolvere il problema di Gerusalemme ”.

Alessandra Cimarosti

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