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Lo Stato Islamico alle porte di Israele

Di Amos Harel. Courrier International (01/09/2014). Traduzione e sintesi di Cristina Gulfi.

Recentemente, il confine siro-israeliano è teatro di sviluppi inquietanti: gruppi di militanti legati ad Al-Qaeda stazionerebbero a poche centinaia di metri dalla frontiera e Israele potrebbe essere colpito da proiettili “vaganti” negli scontri a fuoco tra le forze ribelli e l’esercito siriano.

La bandiera di Al-Qaeda sventola non lontano dal valico di Quneitra. E domenica scorsa, oltre ad alcuni colpi di mortaio, lo Stato ebraico ha intercettato un drone proveniente dalla Siria mentre sorvolava l’altopiano del Golan.

Al di là di questi eventi, la regione attraversa cambiamenti storici ben più importanti. L’esercito siriano era riuscito a scacciare i ribelli che si erano impadroniti di Quneitra, ma questa volta la riconquista sembra più difficile. Un gruppo di caschi blu delle Fiji è stato rapito ed altri soldati minacciati, spingendo gli osservatori dell’ONU ad abbandonare il campo. L’esercito regolare siriano lascia progressivamente spazio a forze più ostili ed imprevedibili.

Le Nazioni Unite, aventi il compito di sovrintendere al cessate il fuoco del 1973, stanno perdendo il controllo della regione. Se non riprenderanno il valico di Quneitra, le truppe del regime siriano si vedranno respinte verso nord-est, lungo il corridoio che unisce a Damasco. In quel caso manterrebbero il controllo del monte Hermon e del villaggio di Khader, dove la milizia drusa sostiene Assad. I gruppi ribelli dominano ormai tutti i territori a sud del valico fino alla Giordania, oltre a diverse enclave a nord di Quneitra.

Secondo funzionari israeliani, la conquista del valico da parte dei ribelli non costituisce un pericolo immediato per lo Stato ebraico. Negli ultimi due anni, l’immagine delle autorità israeliane nei villaggi situati ad est della linea di confine è migliorata, soprattutto dopo l’allestimento di un ospedale da campo dove sono stati curati centinaia di feriti siriani. Ad oggi il valico è nelle mani di diversi gruppi ritenuti più moderati e meno inclini al confronto con Israele. Il Fonte Al-Nusra, infatti, dopo aver contribuito all’impresa, è stato progressivamente allontanato dalla zona.

La crescente instabilità del Golan dovrebbe preoccupare lo Stato ebraico. Il primo rischio è che i combattimenti si riversino in territorio israeliano. Il ritmo con cui si susseguono gli avvenimenti è tale che risulta difficile determinare quando ci saranno delle conseguenze per la sicurezza.

Le IDF sono ben addestrate. La barriera di divisione è stata rinforzata e lungo il confine sono state dispiegate unità d’élite. Il comando regionale è stato sostituito da una divisione speciale. Eppure Israele non sa cosa aspettarsi. Finora nessun gruppo jihadista ha cercato di attaccare lo Stato ebraico. I pochi casi di incidenti intenzionali sarebbero stati provocati dalle forze regolari siriane.

Per capire come potrebbe evolvere la situazione nel Golan, vale la pena ricordare cosa è successo nel Sinai. Tra il 2011 e il 2012, l’indebolimento dell’esercito egiziano ha permesso a gruppi legati ad Al-Qaeda di lanciare degli attacchi e alcuni terroristi sono riusciti addirittura a penetrare in Israele. Eventi del genere sono all’ordine del giorno in Iraq, Siria e Libano, per questo nel Golan bisogna aspettarsi attentati kamikaze e autobombe. Gli islamisti del Fronte Al-Nusra sono già lì e lo Stato islamico non è molto lontano. Non è la fine del mondo, ma Israele deve stare in allerta.

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Roberta Papaleo

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