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L’Islam sta diventando semplicemente un punto di vista?

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Di Sami Moubayed. As-Safir (18/02/2016). Traduzione e sintesi di Maddalena Goi.

Negli anni ’90, la maggior parte delle università occidentali offriva master o dottorati in “Studi sul Medio Oriente” o sul “Conflitto arabo-israeliano”. Dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, la parola Islam ha fatto il suo ingresso nel mondo accademico divenendo oggetto di studio di numerosi programmi formativi, con l’offerta di corsi come “Storia islamica” o “Il conflitto sunnita-sciita”. Come se il Medio Oriente sia stato creato solo per i musulmani e non ci sia spazio per i cristiani o altre minoranze.

Oggi, dopo cinque anni dallo scoppio delle Primavere Arabe, nelle università e negli istituti è nata una nuova scuola di pensiero che parla dell’ingiustizia sunnita e lo fa in una maniera simile alle parole usate dall’ayatollah Khomeini quando, decenni fa, parlava al mondo dell’emarginazione sciita.

Alcuni esperti dell’Islam oggi affermano che il popolo sunnita è oppresso e ha diritto a uno Stato, che sia sotto la bandiera del sedicente ‘Stato Islamico’ o in una parte di Siria o Iraq. Questo discorso non solo è provocatorio, ma non regge neanche da un punto di vista storico: primo, perché in questo modo si presume che Daesh (ISIS) rappresenti la dottrina sunnita; secondo, perché mina la storia islamica di Damasco, capitale sunnita e rifugio sciita. Chi afferma che Baghdad o Damasco abbiano perso la loro islamicità non conosce nulla della storia di questo paese o la storia dell’Islam in Medio Oriente. Quando Abu Bakr al-Baghdadi ha fatto il suo ingresso a Mosul, nell’estate 2014, per auto proclamarsi Califfo dei musulmani e Comandante dei fedeli, alcuni esperti hanno interpretato il fatto come la normale eredità del profeta Muhammad e del suo primo successore, Abu Bakr. Ma chi non conosce l’Islam rischia di imbattersi in false dicerie.

Molti articoli della stampa occidentale riportano che il califfato islamico è stato stabilito dopo la morte del profeta Muhammad nell’anno 632 d.C. e fu abolito dal presidente turco Ataturk nel 1924, per essere poi rianimato oggi da Abu Bakr al-Baghdadi. Ciò significa che per alcuni in Occidente Abu Bakr al-Baghdadi è semplicemente il successore dei califfi precedenti. Ma se questi ultimi sono riconosciuti come veri leader, dall’alto valore morale, con una vasta conoscenza culturale e fautori dello stato moderno, al-Baghdadi, al contrario, è padrone di un altro tempo. Egli ha ottenuto la sua fama con la spada, distruggendo monumenti, incendiando edifici e decapitando uomini.

Al tempo del primo califfo, noto per essere persona retta e amata dal suo popolo, non c’è mai stato alcun conflitto tra sciiti e sunniti. Egli si riteneva amico di tutti i musulmani e non solo un leader per il popolo sunnita, come invece si dichiara l’attuale al-Baghdadi. Quest’ultimo si fa propaganda approfittando dell’attuale vuoto di potere. Il confronto tra i due Abu Bakr si ferma alla somiglianza dei nomi.

Ma la realtà è che il popolo sunnita non sente il bisogno di rivedere la propria storia. Fatto che non riguarda le minoranze che invece adottano muri per proteggersi dagli altri e pianificano il loro futuro attentamente, come risultato delle dure lezioni e i colpi ricevuti nel tempo da parte del governo o di altre sette. Questa comune percezione di persecuzione ha contribuito a rafforzare i legami tra tutte le minoranze per proteggere i loro costumi e tradizioni assicurandosi la continuità nel Medio Oriente.

Fermiamoci all’esperienza di Khomeini nel 1979: emerso dopo anni di esilio e persecuzione, è diventato guida degli svantaggiati e degli oppressi promettendo loro un riscatto e un punto di riferimento per molti sciiti. Al-Baghdadi sta cercando di ripetere la stessa esperienza, ma con un pubblico di sunniti. Il leader dello Stato Islamico potrebbe perdere la scena presto ma questo non è importante se il suo pensiero continua a rimanere intatto così come il progetto del Califfato. Ciò che spaventa, oltre a questo, è che l’Islam diventi, a causa di alcuni esperti, solo un caso di studio nelle università occidentali, come il comunismo o il marxismo e che, a causa di al-Baghdadi, la storia e l’origine dei sunniti diventi semplicemente un punto di vista dell’Islam.

Sami Moubayed è uno storico siriano. 

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Roberta Papaleo

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