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Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, dal pulpito del “Califfo” al deserto

L’Orient-Le jour (24/03/2019) Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

Abu Bakr al-Baghdadi, l’uomo più ricercato al mondo, ha perso il suo “califfato” precedentemente grande come la Gran Bretagna, e ora si nasconde nel deserto siriano, mentre il suo “Stato Islamico” (IS) , sconfitto territorialmente, non è altro che un gruppo sparpagliato di cellule clandestine.
Colui che ha presieduto il destino di sette milioni di persone, in gran parte della Siria e quasi un terzo dell’Iraq, oggi dirige solo truppe sparse qua e là.  
Gli Stati Uniti offrono 25 milioni di dollari per la sua cattura, ma questo  leader jihadista di 47 anni sembra essere l’antitesi di uno dei suoi predecessori, Osama bin Laden, leader di al-Qaeda, ricercato senza sosta per anni e ucciso nel 2011 dalle forze speciali statunitensi in Pakistan.
“Chiedete a chiunque per la strada in Europa o negli Stati Uniti ‘Chi è Baghdadi?’, non avrete alcuna reazione, mentre con Bin Laden, il terrore era lì”, dicono alti ufficiali occidentali e funzionari iracheni.
La stessa coalizione anti-IS sostiene di avere come obiettivo primario la fine del “califfato” e non la cattura o la morte del suo leader.
Diabetico e ferito almeno una volta, l’iracheno, la cui morte è stata menzionata diverse volte, ora prende più che mai le caratteristiche del suo soprannome, il “fantasma”.

Sopravvissuto a numerosi attacchi aerei, ora “è circondato soltanto da tre persone”, ha detto alla AFP Hicham al-Hashemi, esperto di movimenti jihadisti. “Suo fratello Joumouaa, più vecchio di lui, il suo autista e guardia del corpo Abdellatif al-Joubouri, che lo conosce fin dall’infanzia, e la sua staffetta, Seoud al-Kourdi. Insieme, si trovano nella badiya, un’area desertica che si estende dal centro della Siria all’Iraq“, continua l’esperto. Fu lì che suo figlio Houdhayfah al-Badri fu ucciso nel luglio 2018, falciato da tre missili russi, nella grotta dove era nascosto.
Le forze democratiche siriane (SDF), un’alleanza arabo-curda che ha condotto  la lotta contro l’ISIS nella Siria orientale, hanno dichiarato di non avere “informazioni su una presenza di Baghdadi in Siria”.
L’uomo, nato in una povera famiglia a Samarra, a nord di Baghdad, ha fatto una sola apparizione pubblica nel luglio 2014, nella moschea al-Nouri di Mosul, grande città nel nord dell’Iraq riconquistata nel luglio 2017.
Da allora, ha parlato solo nelle registrazioni audio, ben lontane dai nastri video che bin Laden diffondeva regolarmente, con messa in scena in combattimento o in  moschea.
Nell’agosto 2018, con la sua ultima registrazione, Ibrahim Awad al-Badri, suo vero nome, usciva da un anno di silenzio. Otto mesi dopo che l’Iraq ha dichiarato “vittoria” sull’ISIS, al-Baghdadi ha esortato i suoi sostenitori a continuare la “jihad”.
Più recentemente, mentre le forze anti-jihadiste in Siria davano il colpo di grazia al “califfato”, diversi sfollati di Baghouz hanno assicurato all’AFP di aver ricevuto l’ordine da Baghdadi di lasciare il rifugio. Ma senza fornire ulteriori dettagli.
Un tempo, questo tifoso di calcio con un destino da avvocato o da soldato, infastidito da risultati accademici insufficienti e dalla scarsa vista, era imam a Baghdad. Predicando in una moschea poco frequentata in Iraq, sotto la dittatura di Saddam Hussein, ha sviluppato “una chiara visione di dove voleva andare e dell’organizzazione che voleva creare”, spiega la giornalista Sofia Amara. “È un pianificatore segreto”, spiega colei che ha realizzato un documentario su Baghdadi. E, se “dà l’impressione di un uomo non brillante”, è “paziente e laborioso”.

Dopo aver creato, durante l’invasione americana del 2003, un gruppo jihadista senza grande diffusione, questo padre di cinque figli nati da due matrimoni, è stato arrestato nel febbraio 2004 e imprigionato a Bucca.
Questa enorme prigione allestita dagli Americani nell’estremo sud dell’Iraq, dove si affiancano dignitari deposti del regime di Saddam Hussein e la nebulosa jihadista, sarà soprannominata “l’università del jihad”. Di lì a poco, “tutti si sono resi conto che questo timido ragazzo era un fine stratega” in grado di riunire queste due componenti, dice Sofia Amara. Dieci anni dopo, l’esercito iracheno si renderà conto che ha di fronte i suoi ex comandanti, dell’epoca del vecchio regime, passati all’ISIS.

Rilasciato nel dicembre 2004 per mancanza di prove, promette fedeltà ad Abu Musaab al-Zarqawi, sotto la tutela di al-Qaeda, poi diventato l’uomo di fiducia del suo successore Abu Omar al.Baghdadi.

Prenderà il controllo nel 2010 sotto il nome di Abu Bakr al-Baghdadi, in riferimento al primo califfo successore del profeta Maometto.

Ribattezzata “Stato islamico”, la sua organizzazione soppianta al-Qaeda, i suoi successi militari e la sua propaganda realizzata con grande cura, attirano migliaia di seguaci in tutto il mondo. Fino ad oggi, il suo gruppo ultraradicale continua a rivendicare, più o meno opportunamente, attacchi in tutto il mondo.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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