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In Iraq, hanno trasformato la vita in una bara

Di Haifa Zangana. Al-Quds al-Arabi (12/07/2016). Traduzione e sintesi di Laura Formigari.

Guardiamo la nostra realtà, la distruzione riflessa sui volti afflitti e cinerei delle donne irachene, sopportiamo l’occupante e i suoi alleati responsabili di quello che sta accadendo in Iraq. Basterebbe lo spazio di un foglio per elencare i loro crimini? Come hanno fatto a trasformare la vita in una bara? Torneranno i nostri cari che escono da casa per andare a scuola, al lavoro o a passeggiare semplicemente, come fa il resto dell’umanità, o diventeranno una notizia televisiva, ricordati per un decimo di secondo per poi svanire nel nulla? Saranno vittime di un altro attentato, di un altro bombardamento? Il popolo di Karrada continua la ricerca dei corpi carbonizzati. Le prefiche sono chine su questa terra infernale che sparge di cenere le loro teste.

Il primo ministro Haidar al-Abadi, dopo essere stato attaccato dai cittadini con pietre, bottiglie e scarpe, ha annunciato tre giorni di lutto, il prolungamento dell’Eid al-Fitr e il rinvio dell’apertura delle indagini dopo la fine della festa. Ma di quale festa parlano i politici del “nuovo Iraq”? C’è un paese al mondo in cui si rinvia un’indagine a dopo le vacanze?

C’è qualcuno che è venuto a conoscenza dei risultati di qualsiasi indagine attuata dal governo dal 2004 ad oggi? Che ne è stato del rapporto della commissione d’inchiesta sulle Forze di Mobilitazione Popolare che hanno sequestrato 643 uomini, dalla città di Saqlawiyah, vicino a Fallujah, e di cui si sono perse le tracce? Che dire delle uccisioni senza processo, delle percosse sui detenuti e delle sparizioni forzate da parte delle stesse Forze di Mobilitazione e dell’esercito?

Non sono atrocità isolate ma crimini di guerra, documentati in dettaglio da testimoni oculari, funzionari locali e operatori umanitari nel rapporto di Human Rights Watch. Secondo il rapporto, la natura delle commissioni d’inchiesta e i loro risultati fittizi sono la causa della sfiducia dei cittadini nei confronti delle indagini governative volte, in realtà, a nascondere i crimini e a proteggere i veri responsabili, nella maggior parte dei casi, condannando degli innocenti.

Le indagini sulle violazioni ai danni dei cittadini di Falluja, aperte da Abadi su pressione delle organizzazioni internazionali per i diritti umani, hanno portato a un nulla di fatto e le loro domande riguardo alle commissioni d’inchiesta non hanno trovato risposte nel governo.

Cosa c’è dopo Karrada? Come possiamo limitare le prossime stragi sapendo che la liberazione delle zone controllate da Daesh (ISIS) non segna la fine del gruppo terroristico? Quante volte sentiremo dire che gli attentati sono il risultato della debolezza e del declino del terrorismo? Non è forse questo un modo per lavarsi le mani da ogni responsabilità? La responsabilità di un regime corrotto, che ha scavato la fossa di un odioso confessionalismo e che non si fa alcun scrupolo a dare alle fiamme i suoi cittadini, senza distinzione, proteggendo i suoi interessi. Lo scorso venerdì, alla richiesta espressa dai manifestanti di un’indagine internazionale, il regime ha reagito aprendo il fuoco e utilizzando gas lacrimogeni.

Un’indagine è necessaria, sia essa locale o internazionale. È dovere del governo indagare su tutti i crimini e gli abusi, da parte di qualsiasi parte coinvolta nel conflitto, in modo veloce, trasparente, efficace e indipendente, affinché ci sia un processo che leghi i criminali alle loro responsabilità.

Haifa Zangana è una scrittrice irachena.

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