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Iraq: legalizzate le milizie sciite, il settarismo si infiamma

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L'Iraq rischia di diventare un'altra Libia, gestita da milizie con ambizioni, interessi e alleanze contrastanti e con un senso di legittimità e di impunità conferitogli dal loro grande contributo nel fronteggiare Daesh su richiesta di un governo debole

Di Sharif Nashashibi. Middle East Eye (01712/2016). Traduzione e sintesi di Roberta Papaleo.

Lo scorso sabato, il parlamento iracheno ha approvato una legge che legalizza le Unità di Mobilitazione Popolare, definendole come entità governativa paramilitare: una decisione che può solo esacerbare le tensioni settarie in Iraq, dal momento che essa consolida l’influenza militare e politica di questa alleanza di milizie sciite, nonché l’influenza dell’Iran, che sostiene la maggior parte di esse. E le divisioni settarie si sono viste già al momento del voto: tutti i blocchi sciiti hanno approvato la misura, mentre i parlamentari sunniti hanno boicottato la sessione.

Alcuni analisti considerano la legge come un modo per il governo di Baghdad per prendere le redini delle milizie sciite, che contano in tutto più di 100.000 combattenti. Ma in realtà, sopratutto per il ruolo centrale svolto nella battaglia contro Daesh (ISIS), la misura legislativa appare più come un tentativo di ricompensare le milizie per il servizio svolto.

Per il primo ministro Haidar al-Abadi, potrebbe essere n modo per consolidare la sa posizione contro nemici politici storici, come il suo predecessore Nuri al-Maliki. Tuttavia, nonostante ora le milizie rispondano direttamente ad Abadi, anche Maliki ha conoscenze all’interno delle Unità e potrebbero reagire in maniera ostile di fronte qualsiasi tentativo di abuso di potere. Di fatto, la legge da più influenza politica alle milizie sul governo, e non il contrario.

Inoltre, la misura rafforza l’influenza iraniana: “[I leader delle milizie] più influenti giurano lealtà non solo all’Iraq, ma anche alla Guida Suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei”, ha scritto Ned Parker, giornalista di Reuters costretto a scappare da Baghdad dopo aver ricevuto minacce di morte a seguito della pubblicazione di un suo rapporto su violazioni dei diritti umani da parte delle milizie sciite. “Tre grandi milizie – Organizzazione Badr, Asaib Ahl al-Haq e Kataib Hezbollah – usano l’immagine di [Khamenei] nei loro poster o sui loro siti internet”, continua Parker.

La legge non farà altro che incoraggiare le milizie, aumentando la loro legittimità, il loro status e il supporto governativo. Questo le renderà ancora più sfrontate nei loro abusi contro i civili sunniti nei territori catturati da Daesh. La lista di atrocità continua ad allungarsi, ben documentate da diverse associazioni di diritti umani. Ad esempio, Amnesty International ha parlato di “totale impunità” di cui godono le milizie, mentre Human Rights Watch ha registrato “uccisioni extragiudiziali massive”. È difficile immaginare che il governo terrà le redini delle milizie considerando che ha sempre smentito le accuse circa i loro abusi e che anche l’esercito ha perpetrato diverse violazioni o non è mai intervenuto per fermarle.

Questa legge potrebbe dare qualche mal di testa ad Abadi, dato che ora è lui il responsabile delle azioni delle milizie. Ma la cosa non influenzerà l’appoggio di potenze straniere come Russia, Iran o gli Stati Uniti, che hanno continuato ad appoggiare Baghdad nonostante gli abusi delle milizie e dello Stato. Al contempo, però, la legge rafforzerà le tensioni settarie nel paese, come previsto da diversi politici sunniti.

Si tratterà di un vero e proprio esercito parallelo, con ambizioni che vanno ben oltre l’Iraq. Lo scorso ottobre, un portavoce delle milizie ha dichiarato che avrebbe combattuto a fianco delle forze del presidente siriano Bashar al-Assad dopo la sconfitta di Daesh in Iraq. Lo stesso mese, l’ex premier Maliki ha dichiarato che la liberazione di Mosul è un primo passo verso la Siria e lo Yemen. Detto ciò, è improbabile che Abadi avrà il potere o la volontà di trattenere le milizie, dentro o fuori i confini iracheni.

L’Iraq rischia di diventare un’altra Libia, gestita da milizie con ambizioni, interessi e alleanze contrastanti e con un senso di legittimità e di impunità conferitogli dal loro grande contributo nel fronteggiare Daesh su richiesta di un governo debole. Baghdad ha scatenato un mostro che non può essere domato.

Sharif Nashashibi è un giornalista e analista di mondo arabo. Scrive per diverse testate, tra cui Al-Arabiya, Al-Jazeera English, The National e The Middle East.

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