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Iraq: il segreto della vittoria di Daesh a Baghdad

Boko Haram Daesh

Abdulrahman al-Rashed. Al-Arabiya (12/11/2015). Traduzione e sintesi di Claudia Negrini.

Un anno fa, a novembre, Ramadi, città dell’Iraq centrale, è diventata l’obbiettivo di Daesh (ISIS), il quale ha poi sorpreso tutto il mondo invadendo Mosul. Ramadi è stata la scintilla, i militanti dell’organizzazione terroristica se ne sono appropriati dopo la fuga delle forze armate della città, portando a termine le più grandi operazioni di omicidio di massa della storia, che, si dice, abbia raggiunto il numero di 18 macchine esplose nello stesso momento.

Il leader iracheno ha accusato l’esercito e ha fatto scendere in campo le sue milizie sciite, ma hanno fallito anche loro. Gli americani hanno rifiutato di cooperare con loro, consapevoli del fatto che loro stesse sarebbero diventate l’obbiettivo del popolo del governatorato di Al-Anbar, a maggioranza sunnita.

Infine, i combattenti sono tornati ad Al-Anbar, una zona devastata dall’anarchia e dalle guerre, che si trova nell’Iraq occidentale, i cui confini toccano la Giordania e l’Arabia Saudita, in seguito al ritorno delle forze americane per cacciare Daesh. Queste, però, stanno combattendo solo con l’aviazione e fronteggiano le forze irachene e i clan sunniti seguendo i consulenti e le informazioni dell’intelligence.

Hanno cercato nuovamente di liberare Ramadi, dopo l’annessione della capitale di Al-Anbar a Daesh il 17 maggio scorso, ma i clan sunniti e le forze irachene e americane sono state sconfitte nel tentativo di liberare la città, che dista solo cento chilometri dalla capitale, Baghdad.

La guerra lì è difficile e così la descrive un comandante americano in una registrazione: “Le forze della coalizione vorrebbero espellere Daesh da Ramadi il più velocemente possibile, ma la situazione potrebbe richiedere un paio di settimane”. Anche se Ramadi fosse liberata, forse dopo mesi, la vera sfida risiederà nella capitale di Daesh, la sua sede, il centro dei suoi movimenti, la città di Mosul. In tal senso, un portavoce americano ha detto che: “I combattimenti lì non saranno facili, perché Daesh si batterà strenuamente per difenderla”.

Per quanto riguarda il motivo dietro all’incapacità di tutti questi gruppi di sconfiggere Daesh in Iraq, un paese che, in realtà, ha ancora un governo centrale e un esercito, un po’ di stabilità e che continua a esportare petrolio, la causa principale non risiede nella mancanza di vittoria dell’organizzazione centrale, bensì nel fatto i leader politici di Baghdad sono incapaci di vincere se stessi.

La capitale irachena soffre di anarchia politica, di mancanza di una leadership dei ministri, dell’ascendente degli uomini di fede, della crescente influenza iraniana sulle decisioni politiche irachene e del continuo isolamento dell’ex-primo ministro Nouri al-Maliki nella sua guerra di provocazione contro il suo successore, Haidar al-Abadi. Se non fosse per le forze internazionali, che vogliono combattere Daesh per paura della sua diffusione, allora Baghdad sarebbe già l’obbiettivo dell’organizzazione terroristica.

Il segreto della vittoria o della sconfitta di Daesh in Iraq risiede nella capitale dello stato, Baghdad. Non si vedono segni di evoluzione della situazione politica e, in generale, della direzione del governo. Con la lacerazione di Baghdad e la deriva dei politici, rimarranno solo i terroristi e gli estremisti e continuerà il caos.

Abdulrahman al-Rashed è ex caporedattore del quotidiano Asharq al-Awsat e ex direttore generale di Al-Arabiya.

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Claudia Negrini

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