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Iraq: tra divisione e riconquista

Di Abdul-Zahra al-Rikabi. As-Safir (26/07/14). Traduzione e sintesi di Giusi Forrisi.

Da circa due mesi l’Iraq si trova di fronte ad un bivio, quello tra la divisione dello Stato, da un lato, e il caos politico e militare, dall’altro. Quest’ultimo si è generato dopo che la presenza del governo, attraverso le istituzioni di sicurezza e di difesa, ovvero esercito e forze di polizia, e le sue spinte in senso democratico, si è rivelata una presenza illusoria e fittizia, eccetto che in una piccola area fortificata di Baghdad, all’interno della “Zona Verde”, così soprannominata al tempo dell’occupazione americana.

L’Iraq sta vivendo oggi una guerra tra milizie confessionali. Gli stati coinvolti sono tre: curdo, sunnita e sciita. Lo stato sciita sta affrontando vere e proprie sfide, ed i recenti scontri avvenuti tra le milizie del religioso sciita Mahmud Sarkhi e il resto delle milizie sciite ne sono un esempio.

I curdi, attendono di poter negoziare le sorti della città di Kirkuk, e decidere così la separazione ufficiale oppure la sua annessione al Kurdistan iracheno. Si tratta di una politica graduale e progressiva seguita dal politico Barzani, in quanto questi sa per certo che i fattori della separazione non sono incoraggianti, né per il contesto regionale né per quello internazionale, soprattutto se si considera l’opposizione di Washington; inoltre tale separazione non trova, al momento, nessun sostegno pubblico ma solo un riconoscimento implicito da parte di Israele.

L’Iraq è dunque ad oggi uno stato diviso e lo sarà a tempo indeterminato, soprattutto perché il governo centrale, rappresentato da al-Maliki, non è riuscito a riconquistare né politicamente né militarmente le province di cui si sono impossessate le milizie curde e sunnite. Inoltre non è stato in grado di fornire una giustificazione reale alla sconfitta subita dell’esercito regolare, motivo per cui è diventato palese che, come si è detto in precedenza, si trattava di forze fittizie.

Ai governanti sciiti, che sia Maliki o chiunque altro, non rimane che uscire dalla “Zona Verde” di Baghdad, ed orientarsi verso le zone dell’Iraq che si diversificano etnicamente e ideologicamente, così da iniziare una nuova era di relazioni positive con il mondo arabo e far sentire al popolo iracheno che è egli stesso il governatore dell’Iraq, con tutte le sue sette. Tutto ciò dovrà avvenire attraverso il consolidamento delle istituzioni democratiche e delle strutture edilizie.

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Roberta Papaleo

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