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Iraq: artisti e scrittori alla ricerca di una strada comune

Al Mutannabi Street Starts hereEgypt Indipendent (26/03/2013).  Il viale Al-Mutannabi di Baghdad è probabilmente il più antico quartiere di librai in tutto il mondo. Secoli fa, in periodo Abbaside, questa strada era infatti la sede del mercato degli  scrivani e dei venditori di libri.

Il quartiere ha sempre rivendicato il suo ruolo di cuore pulsante della cultura della città di Baghdad e dal diciannovesimo secolo hanno cominciato ha sbocciare nella strada negozi e librerie, mentre il detto ” Il Cairo scrive, Beirut pubblica e Baghdad legge” diventava di moda.

Le cose però sono precipitosamente cambiate nel 2003 con l’entrata delle truppe americane nella capitale irachena. La prima grande esplosione nell’ottobre  2003 uccise un venditore di thé e provocò incendi in molte librerie. La vita del quartiere iniziò a spegnersi piano piano e come racconta lo scrittore Muhammad al-Hamrani nel suo libro ” Fuga da Via al-Mutannabi”, ” gli squadroni della morte si diffusero in tutti i vicoli del quartiere, e nessuno comprava più i libri”.

I continui bombardamenti rivolti contro al-Mutannabi hanno scioccato profondamente lo scrittore statunitense Beau Beausoleil, che ha iniziato il progetto chiamato “Al-Mutannabi Street Starts Here”  che ha invitato numerosi artisti ad esprimere con progetti grafici, poesie, volantini ed opere d’arte la tragedia di Al-Mutannabi. 

I numerosi lavori sono stati raccolti in una mostra itinerante che verrà esposta all’Università Americana del Cairo nel 2014, in prospettiva di diventare un’istallazione permanente della biblioteca nazionale di Baghdad.

Le opere d’arte e i componimenti poetici hanno unito artisti iracheni, americani, inglesi ed altri scrittori provenienti da tutto il mondo. Il risultato di questo cacofonia di voci, però, non ci arriva come qualcosa di terminato, risolto. ” Ho sempre sottolineato che questo non è un progetto terapeutico” ha dichiarato Beau Beausoleil, ” come si può creare una cura se prima non si riconoscono le ferite presenti sul corpo letterale e metaforico di questo stato?”.

 


Silvia Di Cesare

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