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Iraq: 10 miliardi di dollari per delle armi iraniane arruginite

Di Abdulrahman al-Rashed. Asharq al-Awsat (13/01/2015). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

Tempo fa, ho letto un rapporto dell’Associated Press sull’aumento dell’influenza iraniana sull’Iraq, con la scusa del sostegno contro Daish (conosciuto in occidente come ISIS). Il rapporto calcolava, in base alle sue fonti, che gli iraniani hanno venduto agli iracheni dieci miliardi di dollari di armi per affrontare il terrorismo, tra cui kalashnikov, lanciarazzi e munizioni, il cui vero valore non raggiunge i 50 milioni di dollari.

Naturalmente non c’è bisogno di spiegare che dieci miliardi di dollari sono sufficienti per comprare armi dai principali Paesi produttori di ordigni militari, piuttosto che delle semplici armi arrugginite iraniane. Il verso scopo era il finanziamento delle necessità militari dell’Iran, in un momento di pressione economica interna.

Non c’è bisogno nemmeno di sottolineare che gli iracheni che ora esultano di gioia con l’aiuto iraniano, in futuro si lamenteranno del dominio di Teheran su di loro. Si lamenteranno di non poter prendere delle decisioni liberamente, secondo i loro interessi nazionali. L’Iraq diventerà un paese sottomesso, a causa della crescente influenza politica e securitaria iraniana. Diventerà una fattoria iraniana sfruttata dalle guardie della rivoluzione, dai politici e dai mediatori finanziari. Gli uomini del regime iraniano umilieranno gli iracheni, pretendendo di aver protetto Baghdad dall’invasione di Daish. Sappiamo tutti che l’organizzazione terroristica ha lasciato la strada per la capitale, dirigendosi verso Mosul e il Kurdistan, quando gli iraniani non erano nemmeno presenti.

Se gli iracheni non diranno niente sull’incursione iraniana nelle loro vite, subiranno l’oppressione e la crudeltà che subisce lo stesso popolo iraniano. Alla fine, gli iraniani diventeranno, agli occhi degli iracheni, una forza occupante e saranno espulsi dall’Iraq come i loro predecessori mongoli, britannici e americani.

Dall’altro lato, potrebbe essere nell’interesse degli altri Stati che l’Iran sia invischiato nella palude irachena e si scontri prima con le forze sunnite arabe e poi con quelle sciite. Il regime iraniano, infatti, con scaltrezza e attenzione, ha evitato di inserirsi direttamente in qualsiasi scontro militare fuori dai suoi confini nazionali. Nelle guerre degli ultimi 30 anni, ha usato la politica degli “agenti regionali”, come Hezbollah in Libano, Hamas a Gaza e gli Houthi in Yemen, per difendere la sua agenda. Gli uomini di quest’ultimi sono stati uccisi al posto degli iraniani. Con l’ingresso delle forze iraniane in Iraq e delle sue milizie in Siria, vediamo un lato nuovo di Teheran ed assistiamo ad una nuova fase del conflitto nella regione.

Abdulrahman al-Rashed è ex caporedattore del quotidiano Asharq al-Awsat e ex direttore generale di Al-Arabiya.

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Viviana Schiavo

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