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Iran: una nuova ondata di repressione in arrivo

Di Akbar Ganji. Teheran Bureau – The Guardian (02/11/2015). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Un discorso tenuto da Ali Khamenei, leader supremo dell’Iran, il 7 ottobre ai comandanti e agli ufficiali della marina iraniana ha catturato l’attenzione internazionale. Khamenei, rinnegando quanto affermato il 9 aprile, ha dichiarato che aveva vietato qualsiasi negoziato con gli Stati Uniti su questioni non nucleari. Di fatto, da quando è stato annunciato il raggiungimento dell’accordo sul nucleare, lo scorso 14 luglio, Khamenei sembra essere diventato più radicale e mette costantemente in guardia la nazione dai pericoli legati all’influenza americana. Perché? Khamenei ha due obiettivi in mente: preservare la sua autorità e prevenire qualsiasi cambiamento interno; ribadire agli Stati Uniti che l’Iran non farà ulteriori concessioni e manterrà la sua influenza regionale fin quando non sarà certo che Washington rispetterà gli impegni presi con l’accordo nucleare.

Khamenei ha parlato con durezza degli Stati Uniti. Questi i punti principali da lui evidenziati:

  1. Gli Stati Uniti sono il simbolo di una grande potenza che cerca di dominare il mondo;
  2. Washington vuole dividere i musulmani per poter espandere la propria influenza;
  3. Sin dalla Rivoluzione del 1979 gli Stati Uniti hanno provato a rovesciare la Repubblica Islamica;
  4. Con i negoziati Washington vuole incrementare la sua influenza politica, economica, culturale e ideologica;
  5. L’obiettivo degli Stati Uniti nei negoziati nucleari non è mai stato avere la garanzia che l’Iran non avrebbe prodotto un’arma nucleare, perché Washington ha sempre saputo l’Iran non era alla ricerca di una bomba;
  6. Gli stati Uniti vogliono prendere decisioni politiche al posto dei funzionari della Repubblica islamica per cambiarne la natura;
  7. Alcuni gruppi iraniani vogliono cambiare l’immagine di Washington;
  8. Gli Stati Uniti per penetrare in Iran usano accademici, attivisti, l’élite scientifica, i giornalisti, e così via;
  9. Rohani e altri funzionari vogliono ristabilire relazioni diplomatiche formali con gli Stati Uniti.

Durante i colloqui che hanno portato all’accordo sul nucleare, Khamenei aveva messo molte linee rosse per i negoziatori iraniani, escludendo visite ai siti militari, interviste agli scienziati nucleari e ispezioni internazionali dei siti nucleari iraniani al di là di quelle consentite dagli obblighi contratti dell’Iran con il trattato di non proliferazione nucleare, dell’accordo sulle misure di salvaguardia e il suo protocollo addizionale. Khamenei aveva sottolineato che tutte le sanzioni economiche contro l’Iran avrebbero dovuto essere cancellate il ​​giorno dopo l’annuncio del raggiunto accordo sul nucleare. Dal momento che non è accaduto, ha protestato, come se si opponesse all’accordo.

Khamenei ha espresso preoccupazione per le conseguenze dell’accordo nucleare:

  1. L’accordo ha potenziato Rohani e le forze moderate. Ma in una dittatura, solo il dittatore può essere popolare;
  2. Le elezioni nazionali per il parlamento iraniano e l’Assemblea degli Esperti sono fissate per il 26 febbraio e c’è già una feroce lotta per il potere in atto;
  3. C’è una lotta feroce per le scarse risorse, per il potere e la ricchezza. E l’Islam è stato trasformato in uno strumento di questa lotta;
  4. Khamenei, più di chiunque altro, ha interpretato la storia dell’Islam a suo vantaggio;
  5. Se alle prossime elezioni i riformisti vogliono sconfiggere gli estremisti, Khamenei ei suoi sostenitori vogliono sbarazzarsi delle forze moderate, ma temono che le conseguenze dell’accordo nucleare impedirà loro di farlo;
  6. L’estrema destra è la più importante base sociale di sostegno per Khamenei e per ingraziarsela Khamenei sta cercando di radicalizzare il clima politico;
  7. Ogni falsa dichiarazione di Khamenei viene giustificata dai servizi segreti e dall’intelligence;
  8. Khamenei parla come se fossero solo gli Stati Uniti a volere l’influenza sull’Iran, e non anche la Russia, la Cina e gli altri paesi europei;
  9. L’era post-accordo di Vienna ha creato le opportunità per affrontare alcuni problemi regionali e la politica settaria dell’Arabia Saudita dando all’Iran l’occasione di sfruttare la sua importanza strategica;
  10. Nell’ambito dell’accordo sul nucleare la parte più complessa sarà la sua implementazione: Khamenei deve essere consapevole del fatto che l’accordo ha molti nemici negli stati Uniti, in Israele e in Arabia Saudita e tutti stanno facendo del loro meglio perché l’accordo fallisca.

Khamenei è ingenuo se crede che il giro di vite sull’opposizione interna possa neutralizzare le minacce alla sicurezza del Paese. L’Iran può essere un paese potente solo diventando uno Stato democratico in cui i diritti umani sano rispettati e i prigionieri politici liberati.

Akbar Ganji è un giornalista e dissidente iraniano. Nel 2010 ha vinto il Milton Friedman Prize, assegnato dal Cato Institute “per avere dato un contributo significativo all’avanzamento verso la libertà”.

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Ilaria Antoniello

1 Commento

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  • Tutto questo mi ratrista e mi indigna , come cittadina libera Italiana…..1!!!!!!!!!!!!!!!! Pace alla Siria a tutto il mondo arabo cosi tormentato !!!!!!!!!!!!!!Pace Pace Pace e Pace ancora !!!!!!!!!!!!!!Una Italiana che ama il vostro paese………….

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