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Iran, Rohani: pronti a negoziare se Washington toglie le sanzioni

L’Orient-Le Jour (06/08/2109) Traduzione e sintesi di Katia Cerratti

“Se volete la sicurezza, se i vostri soldati vogliono la sicurezza nella regione, (allora accettate) la sicurezza in cambio della sicurezza”.

Cosi si è rivolto agli Americani Rohani, annunciando oggi che l’Iran  è pronto a negoziare con l’America se quest’ultima toglierà le sanzioni contro Teheran, il cui capo della diplomazia ha affermato di aver rifiutato di incontrare Donald Trump. “La Repubblica islamica dell’Iran è favorevole ai negoziati e, se gli Stati Uniti vogliono davvero discutere, prima di tutto, devono togliere tutte le sanzioni”, ha dichiarato il presidente in televisione, senza specificare quali sarebbero questi negoziati.

Dopo essersi ritirato nel maggio 2018 dall’Accordo internazionale sul nucleare iraniano del 2015, Washington ha ripristinato una serie di pesanti sanzioni contro Teheran, accusata di destabilizzare la regione. Da allora, le tensioni tra i due paesi nemici sono aumentate.

All’inizio di luglio l’Iran si è liberato di alcuni impegni assunti nel quadro dell’accordo e minaccia di continuare il suo graduale disimpegno dal patto se gli altri Stati membri (Regno Unito, Germania, Francia, Cina, Russia) non lo aiuteranno ad aggirare le sanzioni statunitensi che stanno asfissiando la sua economia.

“Se gli Stati Uniti vogliono discutere, devono preparare la strada. La via per arrivarci è attraverso il pentimento, non c’è altro modo”, ha aggiunto Rohani.

In risposta, l’ambasciatore americano per il disarmo Robert Wood, ha assicurato che il suo “presidente era pronto a sedersi e a discutere con l’Iran”. “Non siamo sicuri che l’Iran voglia avere questa discussione”, ha tuttavia affermato. Lunedì, il capo della diplomazia iraniana Mohammad Javad Zarif, ha confermato di aver rifiutato un invito a incontrare il presidente Trump, nonostante le minacce di sanzioni contro di lui.

Secondo il giornale New Yorker, l’incontro deve aver avuto luogo alla Casa Bianca che però non ha confermato queste informazioni. Il 31 luglio, Washington ha deciso di imporre sanzioni al ministro iraniano.  “E dunque, come dovremmo negoziare?”, ha osservato Rohani. “Il responsabile dei negoziati è il ministro degli Affari esteri. Deve poter parlare con voi.”

Sostenuto da Rohani, Zarif viene criticato in Iran da coloro che vogliono una linea dura nei confronti degli Stati Uniti, per il suo ruolo chiave nell’accordo sul nucleare. Questo patto, indebolito dal ritiro degli Stati Uniti, prevede una parziale revoca delle sanzioni internazionali, in cambio della garanzia che l’Iran non si doterà dell’arma atomica. “L’accordo ha scatenato così tante vittorie economiche (per l’Iran) che ha reso alcuni furiosi”, ha affermato Rohani.

Da maggio, la pressione tra Washington e Teheran è cresciuta dopo il sabotaggio e gli attacchi delle navi nel Golfo – attribuite dagli Stati Uniti all’Iran, che nega, – e la distruzione di un drone americano da parte dell’Iran. La distruzione di questo drone, entrato nello spazio aereo iraniano secondo Teheran, ha causato il timore di un infuocarsi generale delle tensioni. Donald Trump, che ha inviato truppe supplementari nell’area, aveva dichiarato di aver annullato le rappresaglie contro l’Iran all’ultimo minuto.

Se volete la sicurezza, se i vostri soldati vogliono la sicurezza nella regione, (allora accettate) la sicurezza in cambio della sicurezza”, ha affermato oggi Rohani. “Non potete danneggiare la nostra sicurezza e poi aspettarvi che la vostra stessa sicurezza venga preservata”, ha aggiunto.

Poco dopo, il ministro della Difesa iraniano, il generale Amir Hatami, ha presentato tre nuovi tipi di missili di precisione teleguidati, assicurando che essi dimostrano la capacità dell’Iran di difendersi di fronte al “tradimento e alla cospirazione” degli Stati Uniti.

In questo contesto di intensa animosità, il sequestro da parte dell’Iran di tre petroliere straniere nel Golfo in meno di un mese, ha ulteriormente aggravato le tensioni. Il secondo sequestro di una nave svedese battente bandiera britannica, è avvenuto 15 giorni dopo quello del tanker iraniano Grace 1, avvenuto il 4 luglio scorso, da parte delle autorità britanniche al largo di Gibilterra.

La Grace 1 è stata intercettata perché, secondo Londra, violava le sanzioni europee mentre si dirigeva con il petrolio verso la Siria in guerra, cosa che Teheran nega. “È impossibile che lo stretto di Hormuz sia libero per voi e che lo Stretto di Gibilterra non lo sia per noi”, ha affermato Rohani. “Uno stretto in cambio di uno stretto”, “la pace per la pace”, ha riassunto.

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Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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