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Iran, Nasrin Sotoudeh finalmente libera

okArticolo di Katia Cerratti

L’attesa è finita, la prigioniera di coscienza Nasrin Sotoudeh è stata rilasciata dopo tre lunghi anni trascorsi nel carcere di Evin, in Iran, dove stava scontando una pena a sei anni di reclusione con l’accusa di propaganda sovversiva e cospirazione ai danni dello Stato per aver difeso attivisti dei diritti umani e politici che si erano opposti alla rielezione di Mahmud Ahmadinejad nel 2009.

Un lungo calvario quello dell’avvocato Sotoudeh, iniziato nel 2010 e segnato da privazioni psicologiche e scioperi della fame che l’avevano debilitata fisicamente ma che non le hanno mai tolto la forza per continuare a difendere quegli ideali di giustizia e libertà in cui ha sempre creduto, ideali che nell’ottobre 2012, le sono valsi l’assegnazione del prestigioso  Premio Sakharov da parte del Parlamento europeo, insieme al regista Ja’far Panahi.

“Sto bene, ho il permesso di lavorare e continuerò a difendere i diritti umani”, queste le prime dichiarazioni che ha rilasciato telefonicamente all’AFP , aggiungendo poi quanto sia stato difficile sopportare la pesantezza delle pressioni psicologiche e l’impossibilità di telefonare ai familiari. Condannata anche al divieto di esercitare la professione di avvocato per 20 anni e di viaggiare all’estero per 10, Nasrin Sotoudeh ha dovuto infatti affrontare terribili privazioni, la più dolorosa, forse, proprio quella di non poter rivedere i due figli, causa scatenante dei 50 giorni di sciopero della fame che intraprese nell’ottobre 2012.

Ma ora è finalmente a casa, avvolta dal calore dei familiari che l’hanno attesa senza mai perdere la speranza:”Non è un rilascio temporaneo – ha dichiarato il marito Reza Khandan alla Reuters è la libertà. L’hanno messa in una macchina e l’hanno lasciata a casa”. Reza ha dato il pubblico annuncio del rilascio tramite la pagina Facebook di Nasrin,  nella quale ha pubblicato anche una splendida foto che li ritrae tutti insieme in un emozionante abbraccio.

Insieme a quella di Nasrin, altre famiglie festeggeranno il ritorno a casa dei loro cari, altri 7 prigionieri politici infatti, secondo quanto riportato dal sito d’opposizione Kaleme, sono stati liberati in queste ore e tra questi l’ex vice ministro degli Esteri Mohsen Aminzadeh, il politico riformista Feyzollah Arabsorkhi e il giornalista Mahsa Amirabadi, arrestati per presunto coinvolgimento nelle proteste post elettorali del 2009, seguite alla rielezione di Ahmadinejad  Ma il numero dei rilasciati non è ancora chiaro, 11 secondo la CNN online, 13 secondo l’agenzia ISNA.

Nessuna spiegazione è stata fornita da Teheran circa questi inaspettati rilasci, anche se Rohani aveva promesso una maggiore apertura politica già durante la campagna elettorale e la questione dei prigionieri politici potrebbe essere solo uno dei segnali di apertura strettamente connessi al tentativo di ricucire il rapporto con l’Occidente, messo a dura prova durante il mandato di Ahmadinejad. L’altra annosa questione infatti, è quella del nucleare, ma Rohani, a una settimana dal suo viaggio a New York, dove parteciperà alla 68esima sessione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, ha rilasciato una intervista  all’emittente americana NBC dichiarando che ‘il nuovo governo iraniano non svilupperà mai armi chimiche in nessuna circostanza’.

Basterà a placare i timori internazionali e a sciogliere il gelo e, soprattutto, le sanzioni che rischiano di mettere in ginocchio l’economia iraniana?  Difficile dirlo, nel frattempo però l’unico dato certo è che Nasrin Sotoudeh è tornata a casa, non con un congedo di tre giorni ma per sempre, anche se c’è chi ancora non può pronunciare la parola libertà, Mir Hussein Mussavi, Mahdi Karrubi e tanti altri. E il pensiero espresso da Nasrin e Reza non può che essere condiviso:“Siamo tutti così felici dal profondo del nostro cuore ma siamo in attesa che l’ultimo prigioniero esca dal carcere. Allora la nostra gioia sarà completa”. 

                                                                                                                                                                                                                   

 


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

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