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Intervista con Hamdeen Sabahi: “Nessuno sarà imprigionato per le proprie idee”

Di Nadéra Bouazza. El Watan (21/05/2014). Traduzione e sintesi di Chiara Cartia.

Hamdeen Sabahi, nasserista candidato alle elezioni presidenziali, è fiducioso di poter trionfare malgrado si vociferi che la partita sia già in favore di Abdel Fattah El Sisi.

Quanto le ci vorrà per realizzare il suo programma e raggiungere dei risultati significativi, in particolare nella lotta contro la povertà o rispetto all’impiego giovanile?

Tre o quattro anni sarebbero sufficienti e i risultati appariranno progressivamente. Abbiamo un piano serio per favorire il settore pubblico in Egitto che è stato distrutto, con gravi ripercussioni sui lavoratori egiziani. Creeremo una nuova amministrazione per sostituire quella precedente, incompetente e corrotta. Gli operai parteciperanno all’amministrazione che verrà diretta da un ministro del Settore Pubblico e questo verrà  finanziato rettificando i molti errori esistenti nel bilancio dello Stato e dichiarando guerra alla corruzione. Vari miliardi verranno così riscossi dalle casse pubbliche e saremo allora in grado di finanziare 5 milioni di micro-progetti per i giovani.

Come lotterà contro la corruzione?

Creeremo prima di tutto un’agenzia di trasparenza e rivedremo le leggi che rendono possibile la corruzione. I dispositivi di controllo potranno iniziare una procedura giudiziaria senza dover passare dall’esecutivo. Aumenterò il salario minimo degli egiziani per ridurre le tentazioni di ricorrere alla corruzione. La paga dei funzionari dev’essere giusta.

Per quanto riguarda il fisco, proporremo la creazione di un’imposta progressiva, dal 20% al 40%. Fino ad oggi, tutti gli egiziani pagano l’equivalente del 20% del loro reddito.

Da molti mesi l’esercito egiziano sta portando avanti una guerra contro il terrorismo nel Sinai, penalizzando così gli abitanti di questa penisola. Come conta di ristabilire l’ordine?

Chiederemo che forze di sicurezza e militari siano presenti su tutto il territorio del Sinai, cosa che ora è vietata dagli accordi di Camp David che dovremo quindi modificare nel rispetto delle leggi internazionali. D’altra parte, non possiamo lottare contro i terroristi senza un programma di sviluppo nella regione: gli abitanti devono sentirsi cittadini egiziani alla stregua di tutti gli altri, devono poter possedere una casa e poter esser presenti nelle istituzioni statali.

Cosa conta fare con le migliaia di egiziani, sostenitori dei Fratelli Musulmani, giornalisti, attivisti, che sono stati arrestati da luglio scorso?

Modificheremo la legge sulle manifestazioni che è anti-costituzionale e accorderò la grazia a tutte le persone che sono state imprigionate in virtù di questa legge.

In Egitto nessuno sarà imprigionato per le proprie idee. Rinnoveremo le competenze statali e i poliziotti così come gli altri funzionari, approfitteranno di queste riforme. Cambieremo il sistema di formazione e di addestramento nelle scuole di polizia per avere dei poliziotti che rispettino i diritti umani e la legge. La polizia ha fatto molti errori, ma è stata anche vittima del fallimento dello Stato.

Lei pensa di avere qualche speranza di fronte a un candidato che è sostenuto dai militari e che beneficia di finanze molto superiori alle sue?

Noi abbiamo dalla nostra più di tutto ciò: abbiamo il popolo egiziano. È più ricco e forte di tutto il denaro della controparte. Abbiamo una classe media che aspira a un potere democratico e civile e un 50% della popolazione che vive sotto la soglia di povertà. Il nostro progetto di giustizia sociale è mirato a esaudire i loro desideri.

Quale sarà il suo futuro in caso di sconfitta?

Tornerò ad essere un cittadino egiziano, non accetterò nessuna funzione nell’esecutivo, farò parte di un’opposizione forte di cui tutti gli Stati democratici hanno bisogno.

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Chiara Cartia

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