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Intervista alla calligrafa turca Hilal Kazan, viaggio tra le sue opere e l’arte delle donne calligrafe

Di Valerie Behiery. Islamic Arts Magazine (01/12/2014). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

In copertina un’opera calligrafica di Hilal Kazan

Hilal Kazan è una calligrafa turca che vive e lavora ad Istanbul. Dopo aver conseguito un dottorato in Storia dell’Arte Islamica, ora insegna all’Università di Istanbul. Ha scritto diverse opere tra cui un libro sulle donne musulmane calligrafe, ambito in cui sta realizzando un progetto di ricerca a lungo termine. Ha studiato con Hasan Çelebi, il rinomato calligrafo turco considerato il moderno maestro della calligrafia Ottomana.

Il maestro Çelebi ritiene che il successo nella difficile arte della calligrafia richieda anzitutto amore e che l’amore venga prima della bravura. Come è nato il suo fascino verso la calligrafia e in che modo ha deciso di renderla il lavoro della sua vita?

Si diventa molto più produttivi se si ama ciò a cui si lavora, acquisendo anche perseveranza e pazienza in più. Quando ho maturato l’obiettivo di imparare l’arte della calligrafia così da poterne trasmettere la cultura alle generazioni future, è stata proprio la calligrafia ad attrarmi, non io ad attirarla verso di me. Questo è ciò che in termini religiosi chiamiamo faid, “essere illuminati”: l’intenzione non proviene più dall’ego, ed è allora che il profondo impegno dei nostri maestri verso quest’arte ci viene trasmesso.

Sono ormai vent’anni che lei pratica la calligrafia. Può descrivere a parole cosa, questa pratica divenuta regolare, le ha conferito a livello personale e spirituale?

La gente che mi conosce dice che quest’arte ha contribuito in modo positivo a forgiare il mio carattere. Di solito sono impaziente e desidero finire le cose in tempi brevi. Ma da quando ho iniziato a occuparmi di quest’arte, ho imparato a muovermi insieme alla vita, accettando più che lottando contro ciò che offre. Ho imparato cioè ad essere più paziente, ed anche la mia visione della vita è mutata.

Hilal Kazan accanto al maestro Hasan Çelebi
Hilal Kazan accanto al maestro Hasan Çelebi

Sono in pochi ad essere consapevoli che esiste una lunga tradizione di donne calligrafe nella Storia islamica. Può spendere qualche parola sulle donne musulmane calligrafe?

Nel corso della Storia islamica le donne sono state sempre coinvolte nell’arte della calligrafia. Alcune di loro erano nella realizzazione delle proprie opere tanto incisive quanto lo erano gli uomini calligrafi ed erano chiamate mardāna, parola persiana che significa “come un uomo”. C’è solo una differenza tra loro e gli uomini calligrafi: visto che le donne trascorrevano molto del loro tempo tra le mura domestiche, producevano opere che si basavano sulla scrittura del sacro Corano, libri di preghiera e pannelli calligrafici. Questo vuol dire che non erano coinvolte – a differenza degli uomini – nei lavori di calligrafia per ambienti architettonici.

Parlando del suo lavoro artistico, ci sono delle opere di cui è particolarmente soddisfatta?

Nutro un particolare amore per il tipo di scrittura naskh, cioè quella più spesso usata per il Corano. Alle opere che ho realizzato finora ho dato la mia precisa impronta. Ad esempio, una tradizione dei calligrafi è scrivere i più bei nomi di Dio (asma’ al-husna in arabo), ed infatti il mio maestro mi ha chiesto di scriverli. Io però, oltre a questi nomi, ho voluto scrivere anche i più bei nomi del Profeta Muhammad (asma’ al-nabi). Così ho preparato un pannello calligrafico con cento dei trecento più bei nomi del Profeta che ho scritto nello stesso modo in cui i più bei nomi di Dio sono in genere scritti: erano due pannelli identici.

Una volta poi abbiamo organizzato una mostra dal titolo “Un Bouquet per Preghiere” per la quale ho scritto alcuni versetti di preghiera tratti dal Corano in piccoli cerchi. Subito dopo ho chiesto a una bravissima designer di luci se poteva illuminare la mia opera come se fosse un vero bouquet di fiori. Le ha conferito una tale luce che i versetti si trovavano proprio nel cuore di un bellissimo bouquet floreale. La gente mi ha detto che quell’opera era davvero la più originale di tutta la mostra.

Guarda le opere di Hilal Kazan e vai all’originale

 


Claudia Avolio

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