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Intervista alla blogger e scrittrice egiziana Ghada Abdel Aal

Nel 2006, una giovane trentenne egiziana, Ghada Abdel Aal, decide di aprire un blog dal titolo “Wanna be a bride”(Voglio sposarmi), per raccontare, a mo’ di sfogo, le sue esperienze sentimentali e le vicissitudini legate alle difficoltà di trovare marito in una società come quella egiziana, dove una donna difficilmente può scegliere con chi sposarsi o addirittura rimanere single, soprattutto dopo i 30 anni. La giovane farmacista, racconta in dialetto egiziano le goffe proposte di matrimonio ricevute, attraverso un linguaggio ironico e sagace che in poco tempo assicura al blog un successo strepitoso raggiungendo il mezzo milione di visite. La casa editrice Dar al-Shrouq si interessa al caso e così, dal blog alla pubblicazione di un libro il passo è breve. ‘Ayiza Atgawwiz (Voglio sposarmi) debutta alla fiera del libro del Cairo nel 2008, viene tradotto in inglese, tedesco, olandese e nel 2009 esce anche in Italia con il titolo “Che il velo sia da sposa”,edito da Epoché. Un anno dopo, il libro ispira una serie televisiva egiziana con lo stesso nome, che vede l’attrice tunisina Hind Sabri nel ruolo della sposa. Seguono ben nove ristampe e a oggi è ancora un best seller.

Ma nonostante l’enorme successo del libro, Ghada Abdel Aal non ha mai abbandonato l’attività di blogger che anzi, le ha conferito un ruolo sociale di enorme rilievo durante le proteste di Piazza Tahrir al Cairo, in piena Primavera araba. Ghada ha supportato i ragazzi che erano in piazza postando su facebook le loro richieste di generi di prima necessità e i loro appelli. Un passaparola tra migliaia di giovani desiderosi di cambiamento, uniti in rete e in piazza da un unico slogan: Ash-sha’b yurid esqat al-nizam (Il popolo vuole la caduta del regime). Anche per questo suo impegno, la scrittrice ha di recente ricevuto a Venezia, il premio Bauer “Nuovi incroci” nell’ambito della rassegna “Incroci di civiltà” promossa dal Comune di Venezia e dall’Università Ca’ Foscari, un meeting internazionale che ha visto la partecipazione di 24 scrittori rappresentativi della letteratura mondiale, provenienti da 17 paesi, tra i quali la scrittrice algerina Malika Mokeddem e la libanese Alawiya Sobh. Di questa esperienza, del suo Egitto e della sua lotta coraggiosa per preservare diritti e dignità,  ci parla la stessa Ghada Abdel Aal.

Durante la recente conferenza internazionale della letteratura “Incroci di civiltà”, promossa dal Comune di Venezia e dall’Università Ca ‘Foscari, hai ricevuto il premio Bauer “Nuovi incroci” come scrittrice emergente e per il tuo ruolo sociale durante la primavera araba egiziana, ma sei stata anche coinvolta in un dibattito intellettuale con Malika Mokkedem e Alawiya Sobh,  per riflettere sugli attuali fermenti e inquietudini del mondo, attraverso la letteratura. Da blogger a scrittrice di fama mondiale, cosa ha significato per te questa esperienza?

E ‘stata una grande esperienza e il viaggio più importante della mia vita, attraverso cui ho scoperto che la mia voce conta, contano i miei pensieri, dopo tanti anni passati con la convinzione che nessuno fosse interessato ad ascoltare me e le donne come me, la possibilità di essere cittadina del mondo e la responsabilità di dar voce alle opinioni di milioni di persone che hanno fiducia in me, è un grande onore, questa esperienza è stata un dono.

Voglio sposarmi, dietro ironia e umorismo, mostra invece una forte critica delle condizioni socio-economiche e politiche in Egitto, sfidando le convenzioni sociali che impediscono alle donne egiziane di scegliere i propri mariti o di rimanere single. Possiamo parlare di provocazione “sociale” per risvegliare l’attenzione sulla condizione delle donne in Egitto?

Il mio blog “Voglio sposarmi” che poi è diventato il mio libro, è stato identificato come una provocazione, ha infatti affrontato un argomento su cui nessuno aveva mai osato discutere, soprattutto le ragazze, usando un nuovo modo per farlo, lontano dalla tragedia e più vicino allo stile noir.  Sono contenta che sia stato considerato polemico e provocatorio in Egitto e utile al lettore internazionale perché credo che parlare dei tabù sia il primo passo per superarli. Mi piace credere che abbia dato più potere alle donne che lo hanno letto e che sia da esempio ad altre giovani scrittrici che si accingono a scrivere su argomenti che non avrebbero mai pensato di trattare. Tutto ciò, ovviamente, contribuisce a risvegliare l’attenzione su molti altri problemi che le donne si trovano ad affrontare ogni giorno in Egitto.

Il tuo libro ha anche ispirato una serie televisiva trasmessa su varie televisioni arabe durante il mese di Ramadan nel 2010. Ti sei ritrovata nell’interpretazione di Hind Sabri e che tipo di rapporto hai con il cinema?

In realtà, ho scritto io la sceneggiatura per la serie tv quindi posso dire che ha rappresentato il mio punto di vista, Hind è stata fantastica, tanta gente ha ammirato la sua interpretazione di “Ola”, la sposa della serie, inoltre,  Hind ed io stiamo preparando un progetto per un nuovo film per il cinema, inizieremo a lavorarci quest’anno, dopo la fine del Ramadan.

Alcuni blogger, come Hossam el-Hamalawy, sono stati torturati, durante le proteste contro Mubarak. Quale è stata la forza del tuo blog e come ha contribuito a veicolare le idee della gioventù egiziana durante la primavera araba?

Io non sono stata torturata sotto il governo di Mubarak, ma la possibilità c’è sempre stata. Tutti noi blogger eravamo sempre pronti a essere arrestati da un momento all’altro, ho lasciato un elenco di numeri telefonici a mio fratello, in modo da chiamare i miei amici blogger e alcuni miei contatti nei media  se fossi stata arrestata per qualche ragione. Nessuno era al sicuro, ma ho sempre creduto nel cambiamento sociale, non solo in quello politico, perché per me è tutto collegato. Durante la rivoluzione eravamo una nazione online, non soltanto in piazza Tahrir, io partecipavo insieme a molti altri postando le ultime notizie, suggerendo ai manifestanti dove dovevano andare, organizzando loro il trasporto di  materiale medico, informandoli su dove nascondersi, o avvisandoli che stava arrivando qualcuno in piazza per far loro del male.

Dall’onda verde in Iran alle proteste di Piazza Tahrir in Egitto, sfidando la censura della dittatura sotto lo slogan “Ash-Sha’b yurid esqat an-nizam” (Il popolo vuole la caduta del regime), le rivoluzioni, oggi, nascono dal web e in particolare dai social network?

Il web è stato il luogo in cui abbiamo potuto incontrarci e organizzarci, e avere strumenti di supporto affidabili, se non fosse stato per il web, per noi sarebbe stato quasi impossibile trovarci e far cadere il regime.

Il video della ragazza picchiata e denudata dai militari in piazza Tahrir ha fatto il giro del mondo. Cosa hai provato di fronte a una violenza del genere?

Non è stata una novità per noi, è già successo sia davanti alle telecamere che a telecamere spente, la differenza è stata che si è trattato dell’esercito e non della polizia questa volta,  e l’altra differenza è  che i media occidentali vi stavano prestando attenzione, ma la brutalità delle Autorità è qualcosa con cui abbiamo sempre dovuto convivere durante il regime di Mubarak. Lo shock è stato che la brutalità è continuata dopo la rivoluzione che  era nata per preservare la nostra dignità, poi abbiamo scoperto che in alcuni modi di fare, soprattutto nella reazione contro i manifestanti, nulla era veramente cambiato.

Che cosa deve cambiare nella società egiziana?

Se ogni egiziano sentisse che la giustizia viene applicata, tutto cambierebbe in meglio.

La tua opinione su Mubarak?

Veramente non penso a lui perché ormai rappresenta il passato, io sto guardando al futuro.

Che cosa significa vivere in Egitto dopo la rivoluzione?

Non è facile, ci sono tanti ostacoli sulla strada della democrazia, tutto è confuso e non abbiamo idea di cosa accadrà tra una cosa e l’altra, ma almeno adesso abbiamo la speranza, prima no.

Che cosa ti aspetti dalle elezioni del 23 maggio?
Se ci saranno le elezioni il 23 maggio, perché stanno chiedendo di rinviarle.  Spero di vedere eletto un presidente in grado di assumere la leadership e incominciare a mettere il nostro paese sulla strada giusta verso il futuro che merita.

Stai pensando ad un nuovo romanzo post rivoluzione?
Sto scrivendo un nuovo romanzo e ho diversi progetti per il cinema e la televisione, non  necessariamente sulla rivoluzione ma, naturalmente, la rivoluzione avrà un peso significativo.

Il futuro “è donna” in Egitto?
Naturalmente, le donne elevano gli uomini, li spingono ad essere migliori e durante la rivoluzione abbiamo potuto vedere dei cartelli che dicevano che le donne, un giorno, saranno alla guida di questo paese.

Intervista a cura di Katia Cerratti

http://www.newscinema.it/legitto-di-ghada-abdel-aal-intervista-alla-blogger-e-scrittrice-egiziana-ghada-abdel-aal-autrice-del-best-seller-che-il-velo-sia-da-sposa-19842/

 


Katia Cerratti

Giornalista professionista, laureata in Lingue orientali con una tesi in Islamistica sull’integralismo islamico in Egitto, comincia ad amare la lingua araba all’età di undici anni, quando un compagno di scuola, marocchino, le scrive il nome in arabo sul diario: Muhammad محمد. Coltiva negli anni una grande passione per il multiculturalismo, la difesa dei diritti umani e delle minoranze, segue la politica estera in particolare di Asia e Medio Oriente e la vita culturale di queste regioni. Inizia a scrivere sul "Calendario del popolo” di Nicola Teti, ha collaborato con il settimanale Left e con le testate online arabismo.it e newscinema.eu, e attualmente scrive per arabpress.eu. Da molti anni lavora nella redazione Media Management di Rainews24.

1 Commento

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  • Grazie per la pubblicazione di questa intervista. Leggendo “Che il velo sia da sposa” oltre alle grandi risate ho apprezzato la critica, a volte feroce, dei costumi. Mi ha fatto molto piacere apprendere dell’attività di blogger della brava autrice, attendo i suoi nuovi lavori, che continuerò a leggere in italiano, purtroppo la mia poca conoscenza dell’arabo – per non parlare dell’egiziano! – non mi permette di gustarli in originale.

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