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Incontro di Doha: messa alla prova delle intenzioni russe?

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Di Randa Taqy al-Din. Al-Hayat (17/02/2016). Traduzione e sintesi di Carlotta Castoldi.

L’accordo di Doha tra Arabia Saudita, Venezuela, Russia e Qatar per congelare la produzione petrolifera, probabilmente non ha (ancora) avuto un impatto significativo per quel che riguarda la ricca offerta di petrolio presente sui mercati, ma potrebbe rappresentare un passo importante del più grande produttore dell’OPEC, l’Arabia Saudita, per testare la serietà e la sincerità dei produttori che chiedono di tornare ad una gestione della produzione, in primis Russia e Venezuela.

Il fatto che il Venezuela si trovi sull’orlo del collasso economico, fa si che il ministro del Petrolio venezuelano tenti da più di un anno di convincere Mosca alla cooperazione con i paesi dell’OPEC per ridurre la produzione. Infatti l’Arabia Saudita si è rifiutata di portare da sola il peso del taglio alla produzione, a meno che non si fossero impegnati nella riduzione anche tutti gli altri grandi produttori, compresa la Russia. Per cui oggi, dietro la decisione del congelamento, ci potrebbe essere l’intenzione di Riyad di vedere cosa accadrà in seguito all’evoluzione dell’offerta sul mercato nei prossimi mesi, in particolare da oggi fino a giugno, data della prossima conferenza dell’OPEC.

Durante questo periodo, si prevede che l’Iran aumenterà la sua produzione di mezzo milione di barili, arrivando a più di 3 milioni di barili al giorno. Infatti, dal momento della revoca delle sanzioni, la società Total ha acquistato dalla Repubblica Islamica sciita 1,5 milioni di barili di petrolio e l’italiana Eni 750 mila barili: il paese ha venduto, solo nel mese di febbraio, 3 milioni di barili di petrolio, aumentando la sua produzione di 100 mila barili al giorno.

James Henderson e Bassam Fattouhdue, esperti di petrolio dell’Oxford Insitute, hanno già presentato un documento intitolato “Russia e OPEC: collaborazione difficile” nel quale hanno scritto che il ministro russo del Petrolio Alexander Novak ha comunicato che il suo paese è pronto a discutere i tagli alla produzione in un incontro con l’organizzazione nel mese di febbraio, e che sarebbe disposta a tagliare la produzione da 300 a 500 mila barili al giorno. Il prezzo del petrolio è salito dopo queste affermazioni, ma il rapporto degli esperti, ripercorrendo la storia delle relazioni tra Russia e OPEC dal 2001, ha sottolineato la mancanza di credibilità di una tale impresa.

Abdullah Hamad al-Attiyah, presidente dell’omonima fondazione per gli studi dell’energia ed ex-ministro del Petrolio del Qatar, ha affermato che “vi è un ampia eccedenza di petrolio sui mercati che deve essere rimossa il prima possibile, e che se non si impegnano tutte le parti alla riduzione, il prezzo del petrolio crollerà”. Ha poi aggiunto che l’OPEC  non può affrontare questo compito da sola e che i russi dovrebbero collaborare. A questo punto la Russia e i paesi fuori dall’organizzazione hanno confermato la loro collaborazione, forse perché, come tutti i produttori, sono stati colpiti dai prezzi in continuo declino.

La decisione dell’Arabia Saudita di partecipare alla riunione di Doha potrebbe essere una mossa per testare il comportamento del ministro russo e vedere quello che farà l’Iran per quanto riguarda la sua produzione. La decisione di congelare le produzione può quindi essere interpretata come una messa alla prova delle intenzioni più che come un cambio di strategia saudita.

Le banche e le compagnie petrolifere internazionali hanno iniziato ad essere influenzate significativamente dalla riduzione dei prezzi del petrolio, questo potrebbe aver indotto l’Arabia Saudita, pur rimanendo sulle sue posizioni, a fare degli sforzi per stabilizzare l’economia globale, ma sempre a condizione che ciò non vada a discapito dei suoi interessi.

Randa Taqy al-Din è una scrittrice e giornalista libanese.

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Roberta Papaleo

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