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In Iraq, la guerra ruba il raccolto agli agricoltori

Di Omar al-Jaffal. Al-Monitor (30/09/2014). Traduzione e sintesi di Viviana Schiavo.

Circa il 60% dei residenti della provincia di Salahuddin, 175 km a nord di Baghdad, lavora nell’agricoltura. Nel 2012, Salahuddin è stata classificata tra le province più produttive nel campo dell’agricoltura, guadagnando circa 400 milioni di dollari dalla produzione agricola. Le operazioni militari in corso, però, sono costate alla provincia i suoi piani per coltivare 900.000 acri di grano e orzo quest’anno.

Hamadi Jiyyad è uno degli agricoltori che aveva sperato di vedere un boom agricolo nel 2014 e aveva preparato la sua terra nel distretto di Tikrit per la coltivazione del grano. Tuttavia, a causa dei combattimenti vicino ai suoi campi e dopo che Daish (conosciuto in Occidente come ISIS) ha minacciato di ucciderlo se non pagava una certa quantità di denaro, Jiyyad è stato costretto a scappare a Baghdad con la sua famiglia, posticipando la coltivazione invernale all’anno prossimo. Adesso siede davanti allo schermo della televisione e segue le notizie, sperando che Daish sia presto espulso dalla sua provincia. “La terra non è stata colpita, ma solo le coltivazioni […] Posso coltivare la terra in futuro, ma quest’anno sarà una grande perdita”, afferma.

Daish controlla diverse città in varie province irachene ed è impegnato in pesanti combattimenti con l’esercito sul territorio, soprattutto nelle province di Ninevah, Salahuddin e Anbar. Questi combattimenti hanno colpito in modo significativo l’economia della regione, in particolar modo il settore agricolo. Secondo alcuni rapporti, lo Stato Islamico ha imposto agli agricoltori delle tasse per l’irrigazione delle loro terre, soprattutto nella provincia di Ninevah, dove controlla ogni aspetto della vita degli abitanti.

Mentre la terra di Jiyyad è illesa e lui potrà tornare a coltivarla dopo la fine delle operazioni militari, Rislam Muslim, la cui terra nella regione di Rabia (in Ninevah, lungo i confini con la Siria) è stata bruciata dai militanti jihadisti, non pensa che i suoi campi potranno essere coltivati in futuro. Muslim è scappato nella provincia di Dahuk con la sua famiglia dopo che Daish è entrato in Ninevah. Ora vive grazie ai suoi risparmi e spera di tornare nella sua città. “Il governo deve sbrigarsi a mandar via gli assassini dalle nostre terre ed aiutarci affinché possiamo tornare a coltivarle”, dichiara.

Al momento, non sembra che il ministro dell’Agricoltura abbia un piano per rivitalizzare l’industria agricola. Sta aspettando che l’esercito, con l’aiuto degli Stati Uniti, elimini l’invasione dello Stato Islamico.

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Viviana Schiavo

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