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Immigrazione. Stand up for your rights.

TelQuel (25/08/12). Di Jules Crétois. Traduzione di Alessandra Cimarosti.

 I diritti dei clandestini subsahariani sono ignorati sempre di più e ciò accade nonostante gli sforzi dei militanti delle associazioni che condannano l’inerzia della classe politica.

L’afflusso dei subsahariani” sarebbe, secondo il ministro del Lavoro Abdelouahed Souhail, una delle cause della crisi lavorativa in Marocco. È ciò che ha affermato a New York, giovedì 5 luglio 2012. Una dichiarazione giunta in un momento nel quale la repressione contro i migranti subsahariani, presenti illegalmente sul territorio, (si stima che siano tra i 10.000 e i 12.000) è aumentata. Pierre Delagrange, presidente del Collettivo delle Comunità Subsahariane assicura “ ricevo moltissime lamentele da parte di migranti che protestano per la brutalità dei controlli e dei rinvii alle frontiere. Quanto agli arresti, si moltiplicano sempre più nelle ultime settimane”. Logicamente, l’indignazione ha superato le frontiere. Molti giornalisti stranieri hanno scritto articoli, riportando il calvario che vivono i loro compatrioti sotto i nostri cieli. Negli ultimi tempi le analisi su questo tema aumentano. Durante l’estate ne sono apparse due: una dall’ufficiale Consiglio nazionale dei diritti dell’uomo (CNDH) e l’altra da parte dell’Organizzazione marocchina dei diritti dell’uomo (OMDH).

Procedure insolenti

Da parte sua, l’Associazione marocchina per i diritti umani (AMDH) ha presentato il suo rapporto a giugno. Rapporto poco carino nei confronti delle autorità marocchine, riassumendosi in un elenco spaventoso di violazioni dei diritti umani: migranti respinti alla frontiera tra Algeria e Marocco senza nessun processo, controlli a sorpresa alle 6 del mattino, bagagli distrutti, persone che si feriscono mentre cercano di fuggire e addirittura voci di stupri da parte delle guardie di frontiera…

Gli attivisti delle associazioni puntano il dito sulle procedure insolenti che sfiorano l’illegalità. L’esempio lampante si riferisce alle espulsioni in Algeria, in assenza di avvocati o rappresentanti in ambasciata. Questa è una violazione della legge marocchina 02-03 relativa ai diritti migratori, nonché violazione di importanti trattati internazionali ratificati da parte del Marocco, i quali prevedono che i migranti non siano espulsi se non per essere indirizzati al paese di origine o al massimo, verso un paese disposto ad accoglierli e dove la loro sicurezza sia garantita.

Hicham Rachidi, membro del Gaden, gruppo di sostegno ai migranti, sottolinea “ le sole risposte all’immigrazione clandestina sono per garantire la sicurezza. Qualsiasi altra soluzione, anche se di tipo umanitario, non è considerata”.

Le prime conclusioni di un rapporto pubblicato il 4 luglio da parte del Consiglio della Comunità marocchina all’estero (CCME), diretto da Driss ElYazami, specialista in problematiche migratorie, sono queste: “è oggi ampiamente riconosciuto che il Marocco sia un paese di transito e di destinazione” e in seguito “l’immigrazione irregolare cambia il Marocco e presenta delle sfide alle autorità politiche”. Ed è qui che casca l’asino. L’attivismo della società civile si scontra con l’inerzia della classe politica. Said Tbel che si occupa delle questioni migratorie nella AMDH spiega “per il momento ci occupiamo del riconoscimento dei diritti fondamentali dei migranti, ma non parliamo di regolarizzazione o di questioni politiche perchè sappiamo che nessuno ha opinioni al riguardo. Le rare uscite sull’immigrazione sono semplicemente fuori tema”. In effetti, trovare qualcuno che si intenda di tale argomento è difficile.

Kenza ElGhali, parlamentare dell’Istiqlal e ricercatrice sulle questioni migratorie, è una delle poche ad occuparsi di questa questione. Denuncia “l’inesistenza di discussioni in Parlamento riguardo a questo proposito” e aggiunge “bisogna legiferare, la sola legge di cui disponiamo (02/03) risale al 2003!”. La deputata dell’Istiqlal che sembra aver accettato il suo isolamento in questa lotta, prevede di passare all’azione nei prossimi giorni, inviando una lettera al Primo ministro per allertarlo sulla gravità della situazione dei migranti (mancato riconoscimento, frustrazione, analfabetismo dei più giovani, ecc.).

Il contrattacco dei migranti

 In attesa che la classe politica si occupi di loro, alcuni immigrati hanno deciso di uscire allo scoperto e prendere in mano il loro destino. È in corso un progetto di raggruppamento dei lavoratori. Camara Laye, militante per i diritti degli immigrati, spiega “nella classe politica è impossibile trovare orecchie attente. È per questo che ci siamo diretti ai militanti sindacali”. Il primo maggio scorso, 260 lavoratori clandestini hanno manifestato a Rabat, sotto la supervisione di sindacalisti marocchini. Le discussioni tra rappresentanti comunitari e l’Organizzazione democratica del lavoro (ODT) cominciano a portare i propri frutti: i migranti clandestini potranno presto iscriversi al sindacato per difendere i propri diritti.

Profilo. Disegnami un migrante.

I dati su questa fetta di popolazione sono rari. Un recente rapporto del CCME situa l’età media dei migranti a 31 anni. In maggior parte si tratta di uomini, senza bambini, celibi, anche se una volta arrivati in Marocco sempre più persone si sposano. La maggior parte di loro afferma logicamente di migrare per ragioni economiche: ricercano un lavoro o fuggono da una situazione di estrema povertà. Molti di loro provengono dal Camerun, dal Senegal, dal Ghana e dalla Nigeria. Fino a poco tempo fa molti clandestini vivevano mendicando. Da poco la situazione comincia ad evolversi: alcuni trovano degli impieghi, informali, in campo agricolo e in minor misura, in lavori domestici. Secondo il CCME “la metà dei migranti dice che sarebbe tentata di rimanere in Marocco qualora fosse regolarizzata la loro situazione”.

Alessandra Cimarosti

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