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Il vertice dall’Algeria alla Siria

Un vertice per cercare soluzioni in Algeria e in Siria

di Abd al-Rahman al-Rashid. Sharq al-Awsat (2/04/2019). Traduzione e sintesi di Mario Gaetano.

La delegazione algerina ha lasciato il vertice di Tunisi confermando che vi sono grandi cambiamenti in vista, tra cui la sostituzione di gran parte dei ministri dell’attuale governo. La delegazione libica, a sua volta, ha lasciato il vertice annunciando che la soluzione politica è alle porte. Tra le personalità che hanno partecipato al vertice, figura anche Ghassan Salamah, impegnato nella soluzione libica, che ha elencato tutte le possibili soluzioni.

Il segretario generale della Lega araba ha incontrato Salamah alla fine del vertice e gli ha riferito queste parole: “Come segretario generale, questo è il quarto vertice per  me, ho partecipato a sei vertici come ministro degli esteri dell’Egitto e posso dire che questo è stato il vertice di gran lunga più concorde e senza intoppi, non ci sono stati contrasti, persino nei punti nei quali precedentemente ci sono stati dissapori. Tutti sono stati concordi nel giudicare negativamente il ruolo dell’Iran”.

Domanda: Cosa succederà alla fine del vertice? Esso non è stato produttivo di eventi  degni di nota.

Per l’Algeria è giunta l’ora. Il Paese sta attraversando una fase cruciale. Esso sta per uscire da un tunnel pericoloso, nel quale le istituzioni del Paese sono giunte quasi allo scontro e così pure le forze sociali che hanno spinto per la fine del regime di Bouteflika e hanno voluto un cambio di presidenza.

Quanto alla Libia, la situazione è molto più complicata rispetto a quell’algerina, tuttavia sembra che si intraveda la luce in fondo al tunnel: l’inviato internazionale Salamah sta per annunciare una soluzione finale che metterà d’accordo gli attori principali di questa crisi. Se egli avrà successo, sarà la prima disputa risolta politicamente; la guerra, però, potrebbe durare altri due anni se non di più a causa dell’abbondanza di petrolio.

L’inviato  ha insistito sul fatto che il Paese sia unito sotto un unico regime politico, poiché un Paese frammentato non è in grado di uscire dalla crisi e di porre fine alla guerra.

Al vertice di Tunisi non erano presenti i rappresentanti del governo siriano, i quali non hanno accettato l’invito per la presenza dell’Iran che considerano l’ostacolo principale al dossier siriano. La Turchia, dal canto suo, è intervenuta militarmente per aiutare gli iraniani, al fine di legittimare la loro presenza militare in Siria. L’Iran acconsentirebbe al riconoscimento americano  delle alture del Golan, solo se fosse riconosciuta la sua permanenza in Siria.

Senza l’uscita di scena di Iran e Turchia, la Siria è un Paese governato a metà.

Abd al-Rahman al.Rashid è un giornalista ed intellettuale saudita, ex-capo redattore del giornale “al-Sharq al-Awsat” ed ex direttore del canale al-Arabiyya.

Vai all’originale:

https://aawsat.com/home/article/1660721/%D8%B9%D8%A8%D8%AF-%D8%A7%D9%84%D8%B1%D8%AD%D9%85%D9%86-%D8%A7%D9%84%D8%B1%D8%A7%D8%B4%D8%AF/%D8%A7%D9%84%D9%82%D9%85%D8%A9-%D9%85%D9%86-%D8%A7%D9%84%D8%AC%D8%B2%D8%A7%D8%A6%D8%B1-%D8%A5%D9%84%D9%89-%D8%B3%D9%88%D8%B1%D9%8A%D8%A7


Redazione

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