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Il vero predatore sei tu!

Rashid Qabbani e il matrimonio civileDi Joumana Haddad. Lebanon Now (29/01/13). Traduzione di Alessandra Cimarosti.

Appena ho sentito la dichiarazione minacciosa e vergognosa del Gran Mufti del Libano, Mohammed Rashid Qabbani, riguardante la sua posizione sul matrimonio civile, non ho potuto fare a meno di rimanere incuriosita dalla parola “predatore” che ha utilizzato per descrivere coloro i quali stanno promuovendo unioni civili in Libano e scuotendo un paese paralizzato al fine di fargli fare un passetto in avanti, sulla strada della democrazia e della dignità umana.

Un predatore è per definizione “una persona o un gruppo rapace e sfruttatore”. C’è, in Libano, un gruppo di persone più sfruttatrici dei leader religiosi i quali hanno il controllo politico del nostro sistema e della nostra gente (con il consenso infelice della gente, aggiungo io)? C’è, in Libano un gruppo di persone più sfruttatrici dei leader religiosi che guadagnano una montagna di soldi dagli affari privati dei libanesi, dai matrimoni ai divorzi, dai battesimi ai funerali? C’è, in Libano, un gruppo di persone più sfruttatrici dei leader religiosi che si comportano come veri cittadini e non come un insieme di confessioni, con l’aiuto dei loro “fedeli” politici? C’è, in Libano, un gruppo di persone più sfruttatrici dei leader religiosi che favoriscono il settarismo e ostacolano qualsiasi tentativo di istituzione di una società secolare, civile e giusta?

Come potrebbero accettare la legalizzazione del matrimonio civile? Non è un segreto che un matrimonio sia fonte di denaro per le istituzioni religiose. Infatti, è diventato un ottimo mercato non solo per i ristoratori e per i fiorai, ma anche per preti e sheikh. Tuttavia, l’ipocrito sistema libanese riconosce i matrimoni civili contratti all’estero e Cipro è diventata la destinazione numero uno per le coppie libanesi che vogliono evitare il matrimonio religioso.

I principali imprevisti di un matrimonio religioso sono la difficoltà di divorziare e il fazioso sistema che regola il divorzio (chiaramente contro le donne). Molti amici mi hanno raccontato di casi di favori sessuali richiesti in cambio di accelerare la propria pratica divorzio. E non parliamo della custodia dei figli che è quasi sempre data ai padri.

Se una donna richiede il divorzio a causa di adulterio, normalmente riceve una pacca sulla spalla e viene rimandata a casa. Nel caso in cui lo faccia il marito, si aprono le porte dell’inferno e la strega/poco di buono è privata di qualsiasi diritto. Tuo marito ti picchia? Rilassati e non fare troppe storie. Abbiamo persino un proverbio che lo legittima. Gli arabi dicono “Un amante picchia dolce come l’uva”. Mi piacerebbe ficcare il maggior numero possibile di chicchi d’uva in quelle boccacce.

I religiosi prepotenti insistono dicendo che il matrimonio è un’unione che ha bisogno di essere “consacrata da Dio”: altro ingegnoso modo per controllare le masse e organizzare la sessualità, le relazioni uomo-donna e i diritti politici, sociali ed economici della gente. Lo stesso Dio controlla la riproduzione e le attività legate al sesso (gli uomini invisibili possono essere molto impegnati, sapete).

Caro Sheikh Qabbani, il vero predatore in questo paese sei tu e quelli che pensano, parlano e agiscono come te.

Sto dicendo “predatore”, ma sto pensando ad una sanguisuga. Forse, dopo tutto, non abbiamo bisogno di una legge civile dello stato. Forse abbiamo solo bisogno di un’organizzazione di controllo parassita.

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Alessandra Cimarosti

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