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Il vergognoso silenzio sul massacro di Bani Walid

Di Abdel Bari Atwan. Al-Quds al-Arabi (21/10/2012). Traduzione e sintesi di Angela Ilaria Antoniello.

Il numero di morti e di feriti che cadono ogni giorno sotto i bombardamenti non importa a nessuno e non attira l’attenzione dei canali satellitari arabi perché si tratta di una città ritenuta “fedele” al regime di Muammar Gheddafi in cui non deve rimanere né una casa, né un albero, né un uomo vivo.

Torghae, un tempo abitata da circa trenta mila libici, è diventata una città fantasma ai cui abitanti è impedito farvi ritorno. La maggior parte si trova in prigioni o centri di detenzione segreti a causa del colore della pelle e dell’appartenenza tribale, perché non fare la stessa cosa con Bani Walid?

La guerra è finita, il petrolio scorre nelle raffinerie occidentali a basso costo e a velocità maggiore. Di conseguenza gli aerei della NATO non si muoveranno verso la città e il Consiglio di Sicurezza non terrà una sessione straordinaria per fermare il massacro perché ci sono discriminazioni politiche nel trattare il tema dei diritti umani, diritti umani che non vengono riconosciuti ai cittadini di Bani Walid e ai loro cugini di Sirte.

Gli inviati dei canali satellitari arabi e stranieri non affollano questa città come affollavano Tripoli, Bengasi e Misurata per mostrare gli orrori dell’ex regime, i crimini contro il suo stesso popolo e per lodare la coraggiosa resistenza che ha messo fine ai massacri ripristinando la democrazia in tutto il Paese.

Si suppone che la Libia sia stata liberata dal suo tiranno e che la democrazia ed i diritti umani abbiano raggiunto tutti i libici, indipendentemente dal colore e dalla tribù, o almeno così dicono i governati di Tripoli ed i loro sostenitori a Washington, Londra, Parigi e in alcune capitali arabe. Ma si chiede alla Lega Araba di prendere in considerazione i rapporti di Human Rights Watch, di Amnesty International e di Medici Senza Frontiere che danno dettagli terrificanti di questi massacri.

Pensano di poter trattare tutti come stupidi quando dicono che Khamis Gheddafi si trova a Bani Walid e che Moussa Ibrahim, portavoce dell’ex regime, vi si nasconde pur sapendo che Khamis Gheddafi è stato ucciso un anno fa e che Moussa Ibrahim è fuggito in Europa.

Una vera rivoluzione dovrebbe essere tollerante, ci dovrebbe essere parità di diritti e di doveri e accettazione dell’opinione altrui; tutto ciò manca nella rivoluzione libica: quando si tratta di Bani Walid, Sirte o Targhae il termine uguaglianza scompare dal suo dizionario, senza considerare che l’unità nazionale non rientra affatto nelle priorità del governo. Un governo che, invece di negoziare una soluzione politica, adotta soluzioni militari contro il proprio popolo alla stregua del regime del Colonnello.

 


Ilaria Antoniello

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