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Il teatro arabo di scena in Brasile alla Biennale di San Paolo

Zoom 4 nov teatroBrazil-Arab News Agency (31/10/2013). Traduzione e sintesi di Claudia Avolio.

La Biennale Internazionale di Teatro dell’Università di San Paolo (USP) ospita quest’anno 3 troupe teatrali arabe provenienti da Cisgiordania, Tunisia e Libano. Dal 31 ottobre al 5 dicembre, gli attori arabi si alterneranno sul palco del campus accanto ad attori brasiliani, argentini, sloveni e croati. Non a caso il tema di quest’edizione del festival è Incendiary Realities, che focalizza l’attenzione sulle recenti rivolte globali. Ideatore e coordinatore generale dell’evento è l’attore brasiliano Celso Frateschi.

La piéce libanese è già andata in scena inaugurando l’intero evento. “66 Minutes in Damascus”, questo il titolo dell’opera teatrale, è davvero innovativa e può essere vista da un pubblico di sole 8 persone per volta. Gli spettatori divengono un gruppo di turisti arrestati mentre visitano la capitale siriana Damasco, per 66 minuti. La piéce viene recitata sia in inglese che in arabo ed è stata replicata dall’1 al 3 novembre. Il testo si basa su descrizioni di giornalisti ed attivisti che sono stati incarcerati in Siria. Autore di un lavoro tanto ambizioso è Lucien Bourjeily, che l’ha scritto e diretto per il London Festival dello scorso anno e ha ricevuto consensi anche in campo cinematografico per il suo approccio rinnovatore.

La piéce cisgiordana si intitola “The Island” e viene rappresentata dal Freedom Theatre, il noto gruppo teatrale del campo rifugiati di Jenin. Si tratta di un adattamento di una storia vera avvenuta in Sudafrica ai tempi dell’apartheid. Si concentra in particolare sulle esperienze dei prigionieri politici palestinesi. L’opera, della durata di un’ora e in scena dal 6 all’8 dicembre, si svolgerà in arabo con sottotitoli portoghesi. È stato posto un limite di età per gli spettatori, che dovranno avere almeno 18 anni.

Obiettivo del Freedom Theatre è di insegnare ai giovani e alle donne della comunità ad esplorare il potenziale dell’arte di provocare un cambiamento sociale. A istituirlo sul finire degli anni ’80 fu un’ebrea rivoluzionaria che lavorava per i diritti umani nella Palestina occupata: Arna Mer-Khamis. Suo figlio, Juliano Mer-Khamis, co-fondatore e direttore generale del gruppo teatrale, è stato assassinato due anni fa da un uomo che non è mai stato identificato.

La piéce tunisina si intitola “Macbeth: Leila & Bern – A Bloody History” e combina l’opera di Shakespeare con un lavoro di documentazione atto a discutere le politiche arabe moderne. Si tratta di una libera reinterpretazione contemporanea portata in scena dalla troupe tunisina Artistes Producteurs Associés (APA) ed è diretta da Lotfi Achour. Il gruppo ha preso parte al World Shakespeare Festival dello scorso anno. L’opera andrà in scena in arabo con sottotitoli portoghesi il 12, il 14 ed il 15 dicembre.

Oltre alle opere teatrali, il festival prevede conferenze, dibattiti e workshop cui i gruppi arabi prenderanno parte anche con cortometraggi sui popoli coinvolti nei loro progetti.

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Roberta Papaleo

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