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Il sogno verde di “Wadjda”: viaggio nel mondo nascosto delle donne saudite

Di Ayat al-Atassi. Al-Quds al-Arabi (11/02/2014). Traduzione e sintesi di Lia Brigida Marra.

Wadjda, protagonista dell’omonimo film di Haifaa al-Mansour, è una bambina saudita che ricorda molte delle sue coetanee: occhi neri, capelli neri, abaya nera che le avvolge il corpo. Eppure, Wadjda è un uccellino che cinguetta fuori dallo stormo: sotto l’abaya, blue-jeans e scarpe da ginnastica con lacci viola; sopra l’abaya, una giacca colorata senza maniche; sulle orecchie, un paio di cuffie da cui risuonano le canzoni pop del momento.

Quella di Wadjda è una storia semplice: una ragazza che sogna di comprare una bicicletta per sfidare il suo amico Abdallah. Wadjda, però, vive in Arabia Saudita, dove alle donne è vietato andare in bici. Insieme alla protagonista del film, la cinepresa ci accompagna in un viaggio nel mondo femminile saudita: la lunga abaya nera cade, pian piano, per svelarci donne diverse, che indossano abiti alla moda in casa e vanno a lavorare nelle scuole e negli ospedali. La loro libertà, tuttavia, è limitata, in un mondo che separa i sessi, ma è incapace di proteggere la donna dalle molestie dell’uomo; un mondo di spose bambine e mogli che, non avendo dato alla luce un erede maschio, sono costrette a vedere il proprio marito sposare un’altra donna.

È nel cuore di questa società chiusa che Wadjda vive, cercando ogni giorno di disegnarsi una finestra nel muro del proibito: la vediamo cantare, in una società che considera “difetto” la voce femminile; appendere il proprio nome sotto quello di suo padre nell’albero genealogico di famiglia, riservato ai maschi; zittire l’autista che importuna sua madre; giocare, indistintamente, con ragazzi e ragazze.

In un’affascinante ripresa cinematografica, il sogno di Wadjda attraversa, veloce, lo schermo: una bicicletta verde che, a bordo di un camion, raggiunge il negozio di giocattoli. Per realizzare il sogno di montare quella bici, Wadjda farà di tutto, perfino partecipare a una gara di recitazione del Corano. Pur avendo vinto, la ragazzina si vedrà negare il premio in denaro, strumentalmente devoluto a favore della causa palestinese. Il film, tuttavia, non lascia la sua eroina orfana del proprio sogno: alla fine, sarà la madre a comprare a Wadjda la bicicletta verde. Il film si chiude con la protagonista che, in sella alla sua nuova bici, sfida Abdallah e lo batte, per poi fermarsi a un incrocio, indecisa se andare avanti o tornare indietro, con un sorriso di gioia e vittoria impossibile da nascondere.

La storia di Wadjda è la storia di ogni ragazza che resiste alla repressione della società e cerca se stessa nelle matrici di tradizioni rigide e logore. È lo spirito che non smette di cercare il senso della vita e della libertà, la speranza che nulla è impossibile alla volontà.

Qui, il trailer italiano di “Wadjda”

Vai all’originale

 

 

Roberta Papaleo

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