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Il simbolo di Rabaa e la sua imputazione

RabaaL’opinione di Al-Quds. Al-Quds al-Arabi (22/11/2013).

Traduzione e sintesi di Martina Esposito.

Sembra che simbolo di Rabaa (le 4 dita) abbia cominciato a diffondersi come emblema mondiale dei movimenti popolari, in particolare con le attività dei Fratelli Musulmani e dei loro sostenitori in Egitto in occasione della ricorrenza dei cento giorni trascorsi dallo sgombero dei due sit-in nelle piazze “Rabaa al-Adawiya” e “al-Nahda”, in cui sono stati uccisi centinaia di manifestanti.

“Il simbolo”, che si è diffuso a livello globale, è stato utilizzato per la prima volta dal primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan tre giorni dopo la dispersione dei sit-in. Successivamente è stato esibito dal giocatore turco Emre Belozoglu e anche dal giocatore maliano Frédéric Oumar Kanouté in segno di solidarietà nei confronti dei sostenitori del deposto presidente egiziano Mohamed Morsi. Il campione egiziano di Kung Fu Mohammed Yusuf è stato punito per aver fatto il segno del numero quattro con la mano ed aver indossato una maglietta con questo simbolo durante la sua incoronazione a medaglia d’oro nel campionato internazionale russo. Inoltre, la Federazione egiziana di calcio ha sanzionato l’attaccante dell’Al-Ahly, Ahmad Abd al-Zaher, per aver sollevato lo stesso simbolo durante la finale della Champions League africana il dieci novembre di quest’anno. In un’altra occasione, le autorità egiziane hanno arrestato la conduttrice egiziana Amani Kamal per aver posto nella sua auto i manifesti recanti il simbolo di Rabaa. Queste sanzioni hanno lo scopo di evitare l’associazione tra lo sport e la politica, come nel caso dell’attaccante della squadra egiziana Amr Zaki, che in una sua foto pubblicata su Twitter e Facebook sollevava le quattro dita in favore del ministro della difesa Abdel Fattah al-Sisi, mentre la sua squadra era in campo pronta ad affrontare il Ghana.

Il ministro dello Sport egiziano Taher Abu Zaid ha dichiarato pubblicamente che il simbolo della Rabaa è “legato all’identità nazionale e non è uno slogan razzista”, ma se lo si collega ai Fratelli Musulmani diventa “un’offesa alla nazione”. Si è interessato alla questione anche un docente di diritto islamico dell’Università di al-Azhar che ritiene perseguibili tutti coloro che sollevano questo simbolo in un luogo di pellegrinaggio e li considera apostati. Questa concezione ha portato alla richiesta, fatta al governo egiziano, di emanare un decreto legge che consideri la diffusione del simbolo al pari di un atto criminale e una minaccia per la sicurezza nazionale.

Per tutti questi motivi le autorità egiziane sono molto preoccupate per la diffusione di questo gesto simbolico, sono interessate a sbarazzarsene e, di conseguenza, a dimenticare la violenza e l’uccisione di centinaia di persone durante lo sgombero dei sit-in della Fratellanza. Ovviamente questo non è il metodo migliore, al contrario è necessario aprirsi ad un ampia fetta della società egiziana (in particolare a coloro che alzano il simbolo della Rabaa per avanzare le proprie richieste e non a chi, invece, usa le armi e effettua bombardamenti nel Sinai). Oggi sono trascorsi circa cento giorni dai massacri avvenuti durante la dispersione dei sit-in ed è necessario prendere coscienza del fatto che tutti commettono degli errori, sia i Fratelli Musulmani che le organizzazioni militari, come anche i partiti politici e le altre forze in campo. Per questo è importante che tutti cambino e facciano delle concessioni per il bene comune, dando inizio ad un vero dialogo per creare un clima di libertà e democrazia prima di avviare qualsiasi elezione o referendum.

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Viviana Schiavo

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